Contro De Laurentiis

Questo mercato è uguale a quelli di Mascara e di Grassi e Regini. Ha avuto l’intelligenza e la fortuna di ingaggiare Benitez e Sarri, ma la società non c’è

Contro De Laurentiis
De Laurentiis in un disegno di Fubi

Work in progress

Work in progress, il mercato è sempre aperto, conta solo il Napoli, il Napoli è De Lau­rentiis, i tifosi devono stare tranquilli. Questi sono, presi a caso tra i tanti, gli slo­gan presidenziali che funestano le giornate di chiusura del calciomercato, con ag­giunta di qualche tanghero dispensato qua e là a calciatori non abbastanza fe­deli alla linea della società (tutti muti e i conti prima di tutto). Almeno questi sono gli slogan quando, come in questa finestra invernale, la campagna trasferimenti si chiude con la rabbia dei tifosi, puntualmente illusi e delusi.

Quando le cose vanno bene forse è anche peggio, perché si va dalle teste di leone che nascondono giocatori assolutamente normali a elicotteri che decollano plateal­mente per andare a ingaggiare giocatori pacificamente fuori portata.

Molti dicono che il presidente ha fatto miracoli, portando la squadra dalla serie C a essere stabilmente tra le prime e addirittura a lottare per il titolo. È vero, De Lauren­tiis è stato bravo, ha dimostrato di essere un ottimo imprenditore, riu­scendo a guadagnare tanto, tenendo anche la squadra a un buon livello. Ma è solo una parte della verità o, meglio, un modo di leggere le cose senza andare troppo in profondità.

Una società che non esiste

Il Napoli di oggi è primo in classifica e lotta per il titolo a dispetto di una società che, di fatto, non esiste. Non esiste la dirigenza, non esiste un centro sportivo, non esiste un vivaio, non esiste un piano d’investimenti, non esiste uno stadio. Esi­ste solo De Laurentiis che, circondato da un paio di collaboratori vincolati al silenzio e alla subordinazione, si preoccupa essenzialmente, con grande abilità, di te­nere al più alto livello possibile la prima squadra con il minimo sforzo econo­mico, perché questa è la via maestra per produrre utili senza correre rischi. Non c’è un disegno di crescita della gestione sportiva né, temo, una particolare ambi­zione di vincere, il che aumenterebbe solo costi e aspettative senza aumentare gli utili.

La fortuna di aver avuto Benitez e Sarri

Il Napoli è primo in classifica in ragione di due decisioni intelligenti e fortunate, del tutto slegate l’una dall’altra. La prima è stata quella di prendere Benitez, che ha portato a Napoli uno standing internazionale mai visto prima, nemmeno negli anni d’oro, e con esso alcuni calciatori molto forti, noti e meno noti. Benitez, in or­dine sparso, ha preso Higuain, Koulibaly, Albiol, Ghoulam, Mertens, Zapata, Calle­jon, Reina, Chiriches. Ha preso, cioè, buona parte degli attuali titolari più un po’ di gente rivenduta a peso d’oro.

La seconda decisione è stata quella di ingag­giare Sarri, che fa giocare meravigliosamente bene la squadra allestita da Benitez sulla buona base che aveva costruito già Marino. E ciò senza dire che altri tre o quat­tro (cito solo Lucas Leiva, oggi fortissimo centrocampista della Lazio, e Masche­rano) Benitez li aveva bloccati e il presidente non li ha presi per ragioni incom­prensibili e che hanno causato la rottura con lo spagnolo.

Un calciomercato uguali a tanti altri

Questa congiuntura favorevole ha consentito al Napoli di crescere, anche economica­mente, senza che però questo si trasformasse in crescita della società e delle sue ambizioni strategiche. Il Napoli è sempre senza dirigenza, senza centro spor­tivo, senza vivaio, senza piano d’investimenti e senza soluzioni per lo stadio.

Inutile scandalizzarsi della sessione di calciomercato appena chiusa, nella quale la squadra, che aveva bisogno di un difensore e un attaccante in più, si ritrova con un difensore e un attaccante in meno. Senza fare congetture dietrologiche su ipotetici disegni distruttivi di una società che forse non vuole vincere, molto più ba­nalmente il Napoli ha fatto quello che ha sempre fatto in passato a gennaio.

Mascara, Grassi, Regini

Bastano due esempi. Quando la squadra di Mazzarri, con un Cavani che faceva un gol a partita più Hamsik e Lavezzi in grande spolvero, se la stava giocando con il Milan di Allegri, la società a gennaio prese Peppe Mascara, decisivo per la scon­fitta con i suoi errori nelle ultime tre giornate.

Due anni fa, quando Sarri, con Higuain che segnava gol a grappoli, se la stava gio­cando con la Juve la società prese Regini e Grassi.

Inutile scandalizzarsi, quindi, se gennaio è passato inseguendo mezze figure che snob­bavano il povero Giuntoli, che sembra davvero spaesato a Napoli, tanto da far venire in tribuna domenica un calciatore che poi se ne torna a casa: meno male che il Napoli, unica società al mondo, non presenta i nuovi giocatori alla stampa, altrimenti la figuraccia sarebbe stata anche peggiore.

La squadra andrà rifondata

A fine stagione, probabilmente, Sarri e molti giocatori andranno via e la squadra andrà rifondata dallo stesso Giuntoli che fino a ora ha indovinato solo Allan e Zielin­ski che giocavano in serie A e che potevo andare a prendere pure io. Per il resto è arrivato Maksimovic a 25 milioni, Ounas a 12 milioni, Milik a 30 milioni, Ma­rio Rui poco sotto i 10 milioni e ne dimentico sicuramente qualcuno. Il tutto senza dire del capolavoro Soriano ingaggiato, ma con contratto depositato fuori ter­mine e, quindi, mai arrivato.

Mettetevi l’anima in pace. La società non esiste. Esiste solo un imprenditore molto abile e fortunato che, però, non ha costruito niente intorno a se.

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