Il Napoli torni a pensare in grande, a fare shopping al Real Madrid

Il caso Verdi deve aprire una riflessione. Il calcio a Napoli non finirà a maggio, sia in caso di scudetto sia di secondo posto. Il club riprenda a programmare

Il Napoli torni a pensare in grande, a fare shopping al Real Madrid
L'arrivo di Higuain, ormai cinque anni fa

L’ultima spiaggia

Una settimana (forse anche meno) per chiudere la trattativa Gonzalo Higuain dal Real Madrid al Napoli, e venti giorni per farsi trovare col mazzo di rose in mano sotto la pioggia e farsi rispondere picche da Simone Verdi. In questa istantanea c’è il declino del Napoli in sede di calciomercato. Un declino di cui abbiamo già parlato altre volte e su cui l’ambiente farebbe bene a soffermarsi.

Ne scriviamo oggi, consapevoli che tra qualche giorno tutto sarà dimenticato. Per fortuna, per certi versi, vorrà dire che saremo nuovamente immersi nel calcio giocato dove primeggiamo. Vanno però fatte alcune osservazioni. Napoli sta vivendo questa stagione come se il calcio finisse in ogni caso a maggio. Sia in caso di scudetto sia in caso di secondo posto. Come se non ci fosse un orizzonte. Succede sempre, quest’anno in particolare. Il Napoli viene incredibilmente percepito come una provinciale baciata dalla buona sorte nell’anno giusto. Una bugia colossale. Un falso superiore a quelli di Modigliani.

Non siamo la Sambenedettese

Sapete cosa pensiamo del Napoli, del Calcio Napoli. Il Napolista è spesso insultato per questo motivo. Il corpaccione del tifo napoletano non riesce a spiegarsi questa posizione se non con un asservimento a De Laurentiis. Del resto, ciascuno ragiona secondo i propri codici di comportamento. È l’abc dell’etologia. E a noi ha francamente fatto tenerezza, e ovviamente tristezza, l’immagine di De Laurentiis e Chiavelli perduti nella pioggia aspettando da due ore il loro amore ballerina. Oggi subiamo insulti in direzione contraria per aver scritto quest’articolo in cui parliamo di figuraccia talmente enorme da far sorgere dubbi.

Perché per noi il Napoli è una società adulta. È in testa al campionato. È tra le prime venti squadre d’Europa. Gioca le Coppe non sappiamo nemmeno più da quanti anni consecutivi. E invece a Napoli viene spesso considerata – talvolta anche dai tesserati, ahinoi – come se fosse una Sambenedettese qualsiasi.

Le difficoltà sul mercato italiano

Il no di Verdi è uno schiaffo per una società che pochi anni fa ha fatto shopping al Real Madrid, che ha portato a casa a prezzi irrisori calciatori che oggi sono contesi dai principali club d’Europa. Tiempe belle ‘e na vota. Il Napoli sta pericolosamente tornando nel solco della tradizione, soprattutto in Italia dove da sempre ha incontrato strane difficoltà in sede di calciomercato (Lapadula docet, ma i casi sono tanti). Vivremo questi mesi che abbiamo davanti come una sorta di ultima spiaggia. Lo scudetto – l’eventuale scudetto – non è vissuto come una tappa di un percorso partito da lontano, ma come il tana libera tutti. Nulla di più sbagliato.

Ritorni la programmazione

Il Napoli deve tornare a programmare il proprio futuro e ad essere una società appetibile in Italia e in Europa. Deve tornare a vendere quando se ne presenta l’occasione, e a investire per costruire. Come accadde nel dopo Cavani. Abbiamo visto De Laurentiis sborsare 18 milioni per Leonardo Pavoletti e vedersi sbattere la porta in faccia da Simone Verdi. Mortificante.

Possiamo rassegnarci ai tifosi, alla loro idea di stagione da dentro o fuori. Ma un club non deve mai ragionare come i tifosi. Il Napoli deve progettare e costruire il proprio futuro. Scudetto o non scudetto. E deve lavorare sulla propria mancanza di appeal nonostante gli importanti risultati e il gioco espresso. Bisogna tornare a scovare i Koulibaly, i Ghoulam, fare acquisti impopolari. Del resto i migliori acquisti della storia del Napoli, tranne Higuain, sono stati tutti impopolari. Il domani è oggi. E se da primi in classifica rimediamo una simile figura per Verdi, chissà cosa potrebbe accadere domani. La figuraccia Verdi dev’essere un’occasione per capire qual è oggi la percezione del Napoli al di fuori della tangenziale.

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