Più che la Juventus, il nodo è il luddismo (No-Var) di alcuni arbitri

La questione è più ampia rispetto ai favori alla Juventus, riguarda il futuro del calcio (a livello mondiale) e del ruolo dell’arbitro

Più che la Juventus, il nodo è il luddismo (No-Var) di alcuni arbitri

Tacciati di juventinismo

Come spesso accade, il Napolista è stato tacciato di juventinismo dai custodi dell’ortodossia napoletana. Siamo a giorni alterni, o forse anche tutti i giorni, juventini e al soldo di Aurelio De Laurentiis. Ci siamo abituati. L’articolo incriminato è questo: L’errore arbitrale c’è stato, ma la psicosi della Juventus può fare solo il male del Napoli. In cui, tra l’altro, abbiamo in un passaggio scritto di quel che a nostro avviso il punto centrale della questione: il sentimento No Var di parte della classe arbitrale. Tema affrontato la scorsa settimana, all’indomani del derby di Torino, da Paolo Casarin sul Corriere della Sera e dalla Gazzetta dello Sport.

La Juventus, ma questa è un’opinione, potrebbe avere un ruolo politico nel senso che sin dal primo giorno non ha espresso entusiasmo per l’innovazione. E domenica sera Allegri ha avuto buon gioco nell’elargire sorrisini compiaciuti all’insegna del “ve l’avevo detto”. Ce l’aveva detto lui, ce l’aveva detto Buffon, in parte anche Marotta seppur con frasi misurate.

Il dibattito è più ampio

Ma il nodo non è il favore alla Juventus, il rigore negato al Cagliari. Anche perché il Var non c’entra niente. Ed è questo il tema. È completamente fuori fuoco il dibattito sull’efficacia del Var all’indomani di un episodio – o, se volete, di più episodi – in cui l’arbitro non ha avvertito l’esigenza di rivedere l’azione in tv. Vale per Cagliari-Juventus, vale per Crotone-Napoli e per altre partite (tra cui Torino-Lazio sempre arbitrata da Calvarese).

Gianfranco Teotino

Oggi sul Mattino Gianfranco Teotino scrive che Calvarese è l’unico arbitro – insieme con Irrati – a non aver mai utilizzato il Var in campo. Non se n’è mai avvalso, nemmeno quando era lui nella cabina tv. C’è un passaggio che a nostro avviso è importante:

Al di là degli estremismi e della rivolta individuale di Calvarese, esiste un problema psicologico importante per quanto riguarda gli arbitri. Sono cresciuti nel mito dell’insindacabilità. Gli è stato insegnato che era meglio scrivere un referto falso piuttosto che ammettere un errore commesso in campo. E ora, improvvisamente, si ritrovano esposti ad essere contraddetti e corretti in tempo reale e davanti a tutti. Fra l’altro, da un collega, da un loro rivale in carriera.

Il mito dell’insindacabilità

È il mito dell’insindacabilità che ha spinto Doveri a confermare il gol alla Juventus nel derby di Coppa Italia pur dopo la visione dell’azione in tv. Ed è questo aspetto che ha fatto infuriare Rizzoli. Nella classe arbitrale si sta facendo largo una sorta di neoluddismo, la rivolta contro la macchina, contro il timore di vedersi detronizzati. È il terreno di coltura che può favorire il partito dei detrattori del Var.

La battaglia politica

Oggi la Gazzetta dello Sport pubblica due pezzi molto interessanti. Un editoriale di Francesco Ceniti intitolato “Occhio al partito anti-Var. L’Ifab di marzo lo sportiacque”, e un articolo a firma Marco Iaria intitolato: “Ci sono 52 buone ragioni per dare fiducia alla Var” con il seguente esplicativo sommario: “tanti sono stati gli errori arbitrali evitati dall’intervento della video-assistenza. Al netto di lungaggini e sbavature, c’è stata più giustizia”.

Nell’editoriale, Ciniti scrive:

Inutile girarci intorno: c’è un partito (anche numeroso) che tifa contro la Var. Vorrebbe affossarla e in queste settimane gongola per le polemiche italiane. Perché proprio la sperimentazione in A è l’ago della bilancia, quella che sposta gli equilibri. Un partito composto da ex giocatori, dirigenti, tecnici e anche arbitri. Sì, perché non tutti vedono di buon occhio questa «invasione» nella loro giurisdizione. C’è da capirlo: per decenni i fischietti sono stati degli uomini «soli al comando». La Fifa è consapevole di questo ostacolo, ma è confortata dai numeri che sono nettamente in favore della tecnologia. Non solo, anche Spagna, Inghilterra e Francia ne hanno richiesto l’uso per i loro tornei. Ma il partito anti tecnologia soffia sul vento delle polemiche. A marzo questa battaglia sotterranea vedrà la luce: l’Ifab deciderà se far giocare o meno il Mondiale in Russia con l’aiuto agli arbitri.

Tra l’altro questa sera, in Fa Cup, in Inghilterra, ci sarà la prima partita col Var: Brighton-Crystal Palace.

La partita è molto più ampia di quel che pensiamo. Restringere la questione ai favori alla Juventus può portare consensi ma è decisamente lontana dalla partita politica che è molto più ampia. Poi, la Juventus può provare ad avere un ruolo, si batte per uno uso diverso (più limitato) del Var. Ma è un altro discorso. Stiamo parlando dei Mondiali, di Francia, Spagna, Inghilterra. E di un gruppo di lavoratori – gli arbitri – che si sono ritenuti da sempre estranei a ogni giudizio.

Punito chi non si adegua al Var

Maurizio Crosetti sulla Repubblica oggi scrive:

È calato sensibilmente il numero di errori in campo: solo 8 alla fine del girone d’andata contro i 20-22 degli altri anni. Ma la crisi di rigetto in atto andrà affrontata, lo sanno anche i vertici arbitrali. Dopo una settimana di ferie concessa a tutti i direttori di gara, Rizzoli si farà sentire: richiamerà chi ha sbagliato – Doveri, Calvarese – e soprattutto detterà la nuova linea: verificare sempre episodi dubbi, soprattutto quelli in area di rigore, per non dare l’idea di una Var a due velocità. E chi da oggi dovesse dimostrare poca simpatia per il monitor a bordo campo, rischierà di restare fuori dalle designazioni future: nella Serie A della prossima stagione, arbitrerà chi avrà dimostrato di sapersi affidare alla tecnologia, per non commettere un errore evitabile.

Insomma, che ci sia una lotta politica ci sembra fuori di dubbio. E il recinto va ben oltre Cagliari e Crotone.

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