Il mondo dei conti del calcio e quello dei tifosi sono universi sempre più lontani

Il Sole 24 Ore e l’economista Fabrizio Vettosi ci fanno capire come la realtà finanziaria del pallone sia distante anni luce dal campo e dai sogni degli appassionati

Il mondo dei conti del calcio e quello dei tifosi sono universi sempre più lontani
Il progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle

L’articolo del Sole 24Ore

Per capire come sta cambiando il calcio, e come resta indietro chi rivolge la propria attenzione al puro risultato sul campo da gioco, consigliamo un pezzo pubblicato oggi dal Sole24Ore. Vi riportiamo innanzitutto il titolo: “Roma, per lo stadio spunta Goldman. / Pallotta ridisegna il futuro del club giallorosso: si parte da un’emissione con la banca americana”. Spiega – attraverso il racconto del caso specifico dei giallorossi, ma anche con altri esempi – come anche il calcio italiano sia destinato a seguire le orme di quello europeo in cui i grandi club non costruiscono sé stessi con le vittorie sul campo ma tramite complesse operazioni finanziarie.

La Roma e i bond

Spieghiamo meglio: la dirigenza americana della Roma, vicina alla costruzione del nuovo stadio, starebbe mobilitando un vero e proprio team di banche (italiane e internazionali) intorno all’operazione edilizia e commerciale di Tor di Valle. I termini tecnici dell’operazione sono spiegati da Carlo Festa, giornalista del Sole: «Il presidente James Pallotta starebbe finalizzando una trattativa con Goldman Sachs (come book runner) e con altri istituti per ottenere un finanziamento volto alla costruzione del nuovo stadio. Sarebbero realizzate anche delle altre opere, adiacenti alla struttura da 52.500 posti a sedere (estendibile a 60mila). L’obiettivo sarebbe ottenere un prestito tra i 300 e i 400 milioni»

La Roma potrebbe emettere un bond per costruire il suo nuovo impianto. Il Sole scrive che «i legami tra Pallotta e Goldman Sachs sono molto forti». E non è da escludere che «la finalizzazione del progetto stadio della As Roma possa diventare l’ultimo sforzo di Pallotta prima di prendere la decisione di cedere il club giallorosso con il family office Raptor».

Le parole di Vettosi

All’interno del pezzo, la parte più interessante è rappresentata dalle parole di Fabrizio Vettosi. L’economista napoletano, già una volta “ospite” del Napolista dopo una conferenza sui business model del calcio, spiega come si sta evolvendo lo status finanziario intorno allo sport più seguito e amato: «Stiamo assistendo nel calcio a un’euforia di riflesso che perviene dai mercati finanziari. Oggi l’accesso diretto al mercato finanziario è molto facile alla luce dell’enorme liquidità in circolazione. I bond sono quindi uno strumento perfetto. Il calcio resta comunque un’industria difficile da gestire e sostenere nell’attuale contesto normativo ed organizzativo. È dunque giusto, come nel caso di Fiorentina e Genoa, che ci sia a volte anche “stanchezza” negli attuali azionisti. Ricordiamoci anche che si tratta del settore industriale più mediatico. I tuoi clienti (cioè i tifosi) non si limitano a comprare il prodotto, bensì condizionano la tua vita privata».

Inter e Milan

Altro esempio pratico: la differenza tra Milan e Inter, la stracittadina milanese è stato definita proprio oggi dal Sole come “Il derby dei debiti”: «L’Inter ha dato priorità strategica al taglio dei costi e dal punto di vista degli investimenti è stata estremamente razionale, non comprando praticamente alcun calciatore e rigenerando le attuali risorse attraverso un azzeccato cambio alla guida dell’Area Tecnica. L’unica cosa che è stata fatta dal lato dei ricavi è stato un maggiore coinvolgimento del gruppo Suning attraverso alcune iniziative di naming e sponsorizzazione. Il Milan, al contrario, ha impostato un piano industriale fondato su un’assunzione di base rappresentata dall’incremento dei ricavi e dalla conquista di nuovi mercati. Sarebbe stato meglio utilizzare le risorse finanziarie diversamente e impostare il piano sul taglio dei costi e su una integrale ristrutturazione aziendale».

I tifosi contro la realtà

Si consuma proprio qui, attraverso queste parole, lo strappo più netto tra la percezione dei tifosi e la realtà delle cose calcistiche. Se la strada scelta dal Milan – passare dal campo e dal potenziamento della rosa per ottenere risultati sul campo e quindi aumentare i ricavi – sembrava quella più “semplice” o comunque più entusiasmante, alla fine si è rivelata un boomerang finanziario. Il low profile dell’Inter, invece, ha portato e sta portando a un progressivo miglioramento della condizione finanziaria del club.

Insomma, c’è una netta discrepanza tra le idee di pancia e testa dei tifosi e quello che succede nelle stanze dei bottoni dei club. Il campo è diventato quasi un accessorio, potrebbe sembrare un’evoluzione poco romantica ma è inevitabile. Si pensi a come il Manchester United, che non vince un titolo inglese dal 2013 e ha saltato per due anni la Champions League negli ultimi cinque, resti uno dei club con il fatturato più alto al mondo. Si pensi alla parabola di Pallotta a Roma, con lo stadio come unico obiettivo verificato dopo l’acquisto del club.

Oppure ai casi di Fiorentina e Genoa, citati nel pezzo del Sole e anche in due trafiletti a parte, in cui si spiegano i dettagli dei possibili nuovi riassetti azionari. C’è l’interesse di investitori stranieri, che vorrebbero “ribaltare” le gestioni dei mecenati all’italiana Della Valle e Preziosi. Insomma, il mondo cambia e si evolve. Domina il mercato, quello dei titoli e dei bond. Anche nel calcio, anzi soprattutto nel calcio. Anche se a qualcuno può far storcere il naso, la vittoria sul campo è diventato un esito laterale del business calcistico. O meglio: non è più la priorità.

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  1. Domenico Lellis 27 dicembre 2017, 17:56

    L’articolo del Sole e’ molto interessante, e la conclusione dello stesso abbastanza coraggiosa: ossia, che i ricavi di una squadra di calcio siano sostanzialmente indipendenti dai risultati sul campo
    Cosa che potrebbe essere (parzialmente) vera x squadre con elevato appeal e fortissimo brand (il ManU, appunto, il Real, il Barca, etc), ossia x una decina di squadre mal contate in tutto il mondo.
    Per tutte le altre, l’equazione si capovolge, inevitabilmente, almeno fin quando il brand non sara’ cosi’ forte da poter sostenere anche stagioni senza vincere nulla

    Ma il brand si costruisce proprio con i risultati, almeno in gran parte
    Anche con una strategia di marketing mirata e con le strutture adeguate, che contribuiscono alla creazione dell’immagine

    Dov’e’ il Napoli in tutto cio’ ??
    Ossia, come si posiziona rispetto ad un futuro come quello indicato dal Sole ?
    ADL sembra abbia una idiosincrasia all’indebitamento (anche se sostenuto da “hard assets” quale uno stadio e tutto cio’ che arriva con esso) e non parliamo di soci

    Stiamo a vedere

    • Massimiliano Pontrelli 28 dicembre 2017, 10:11

      Concordo. E poi, se si continua a NON vincere, “hai voglia” a mantenere il tuo brand/appeal e quundi i tuoi ricavi. Se il Man Un continuasse sul livello degli ultimi anni, inevitabilmente i ricavi diminuirebbero. Quanto brand/appeal ha perso l’Arsenal negli ultimi 10 anni? E che brand/appeal aveva la Juventus di Blanc in serie B? Senza vittorie, successi, finali, mantieni solo lo zoccolo duro dei tuoi tifosi “da sempre”, ma non aumenti il tuo pubblico, e quindi quello che ne consegue in termini economici.

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