Tra Gabbiadini e il Napoli c’è un rapporto da ricostruire

Forse la cessione sarebbe stata la soluzione migliore. Ma più bravi di lui è stato difficile trovarne. Il Napoli e Gabbiadini devono ritrovarsi.

Tra Gabbiadini e il Napoli c’è un rapporto da ricostruire

Alla fine, a quanto pare, sarà Gabbiadini-Milik. O Milik-Gabbiadini, a seconda delle preferenze di ognuno. Una scelta rischiosa, lo diciamo subito. Sostituire Higuain con una scommessa proveniente dall’Ajax e impostare come suo sostituto un calciatore tatticamente lontano dal gioco di Sarri è una strada complicata. Soprattutto a Napoli, dove un investimento per un grande attaccante sarebbe bastato, da solo, a placare gli animi in tumulto di una tifoseria legata a queste dinamiche. Che critica tutta la gestione, ma cui sarebbe bastato un Cavani o un Icardi per stare buona. Il Napoli, dal canto suo, ha fatto la scelta (giusta, condivisibile) di rinforzare le seconde linee e dare a Sarri due uomini per tutti i ruoli, senza grossissime perdite di qualità. E di puntare su Milik. Un azzardo calcolato.

Anche perché la riserva è Manolo Gabbiadini. Non ne siamo felicissimi, al Napolista, siamo e restiamo gli stessi che dopo Napoli-Nizza auspicavano una sua cessione. Si parlava di Icardi, allora. Poi ecco Kalinic. Nelle ultime giornate di trattative, è subentrato il fantasma di Cavani. In ultimo, c’è stato un tentativo per Pavoletti. Il club partenopeo ha fatto di tutto per sostituirlo (dando anche un’immagine non brillante di sé), per togliere alla faretra di Sarri una freccia bellissima ma che non combacia con l’arco tattico. Alla fine, l’unica soluzione possibile: tenere il livello dell’attacco sospeso (nel giudizio) e non cedere per 25 milioni di euro un calciatore di altissimo profilo; per sostituirlo, poi, con un centravanti dal valore assoluto simile, ma dalle caratteristiche forse più vicine al gioco del Napoli (Kalinic) oppure da un calciatore con meno doti (Pavoletti).

Quindi, sarà Gabbiadini. Ed è una scelta definitiva, tanto da mettere a punto un rinnovo fino al 2021 con cifre maggiorate (c’è chi dice anche 3 milioni l’anno, ci sembra inverosimile). Un modo per acquietare un Pagliari (procuratore) molto adirato per la gestione tecnica del calciatore (rimasto ovviamente dietro Higuain per tutta la scorsa stagione e già finito dietro Milik nelle gerarchie di quest’anno) e per la difficoltà degli azzurri di trovare un sostituto di livello pari o superiore. Diciamoci la verità: questa problematica ha portato gli azzurri a decidere di continuare con Gabbiadini. Potremmo definirla come “la penuria di attaccanti di alto livello sul mercato”. Basti pensare al fatto che in tutte i top club europei, quest’anno, l’unico movimento in attacco l’hanno fatto Juventus e Real Madrid: Morata per Higuain. Più il Napoli con Milik e l’Atletico Madrid con Gameiro. Tutte le altre squadre, al di là del passaggio di Ibrahimovic al Manchester United, sono rimaste ferme. Anche questo non ha aiutato il Napoli che piuttosto di rischiare ha deciso di confermare l’ex doriano.

Con il quale e sul quale, ora, c’è da fare opera di ricostruzione. Intanto, la fiducia. Che negli ultimi giorni non è stata reciproca, anzi è stata completamente assente da ambo le parti. Sarà difficile, soprattutto per Sarri: che ha scelto Gabbiadini a Pescara ed è rimasto scottato, pur in una partita sballata e sbagliata da tutti. Poi ha puntato su Milik e ha trovato una doppietta. Sì c’è la storia del cambio modulo “indicato” anche da De Laurentiis, ma ci pare difficile che una squadra che ha funzionato così bene l’anno scorso possa essere modificata per far fronte alle esigenze di un solo calciatore. Scontentando poi, tra gli altri, Mertens, Insigne e Callejon. Tutti e tre insieme. O comunque almeno due.

Ci vorrebbe che Gabbiadini giocasse titolare un paio di partite e segnasse un paio di gol, in modo da riequilibrare subito una gerarchia che ha preso a inclinarsi verso Milik. Che, però, e lo vedi da subito, è certamente più addentro al contesto tattico di Sarri. Gioca con i compagni, non si nasconde dietro il difensore; non cerca solo la profondità, anzi quasi la rinnega pur di partecipare alla manovra. Ed è freddo sottoporta. Gabbiadini avrebbe tutte le potenzialità per poter giocare come Milik, ma non è mai riuscito a scrollarsi di dosso un ruolo atipico e un atteggiamento quasi dimesso. Che ora deve cercare di cancellare, per il suo bene. E per quello del Napoli. Che ha provato a cederlo, e alla fine non ha voluto perché non ha più potuto. E ha dato un segnale perché il rapporto possa ricostruirsi, esattamente come fatto da Sarri dopo Napoli-Milan. «Il calciatore deve rimanere solo se è convinto di farlo».

Lo dimostri, Gabbiadini. Ora tocca a lui dimostrare che nessuno ha sbagliato, in questa gestione un po’ pazza. Provi a calarsi nel Napoli, del resto è bastata una partita a Milik per diventare titolare in pectore. Eppoi ci sono i tifosi che da sempre hanno formato partiti pro-Manolo. Quelli che l’anno scorso hanno imputato a Sarri una gestione al risparmio del talento ex doriano (domanda: avrebbe dovuto togliere Higuain?) e che durante questo mercato, quando si parlava di Icardi, dicevano di puntare su di lui. Magicamente, alcuni sono spariti quando si è materializzata l’ipotesi Cavani, salvo poi ripresentarsi a difesa del Gabbia quando sono riapparsi Kalinic e Pavoletti. Una posizione pure condivisibile, che però è paradossalmente avvicinabile a quella della società: non c’è niente di meglio, puntiamo su Gabbiadini. Che non è un buon viatico, certo, per (ri)costruire un rapporto solido. Ma almeno offre un’opportunità al calciatore perché dimostri che siano gli altri a essersi sempre sbagliati. A Sarri tocca il compito più difficile, recuperare il calciatore tatticamente. Manolo, invece, deve aiutare il suo allenatore a puntare su di lui. A trovargli uno spazio. Magari avvicinandosi di più, anche emotivamente, a tutto il contesto. Nel caso, a noi, non farebbe che piacere esserci sbagliati a suo tempo, quando chiedemmo la cessione. Siamo pronti a essere smentiti. Anzi, vogliamo che ci smentisca.

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