Abbiamo conosciuto il vero Albiol, sarebbe un peccato perderlo proprio ora

Abbiamo conosciuto il vero Albiol, sarebbe un peccato perderlo proprio ora

Tra ottobre e gennaio, il Napolista commette un errore che nemmeno un giornalino scolastico: due articoli con due titoli praticamente identici: questo e questo. “La rinascita di Albiol”. Al di là della nostra ironica autocritica sui pezzi, è importante andare a riprendere e rileggere quella che è stata la nostra incredulità/felicità/sorpresa, nostra e di tutti, nel veder rifiorire (abbiamo già usato troppo “rinascere) così, così bene, un calciatore.

Tanto che oggi, anche se ne parleremo in maniera più approfondita e diffusa nel capitoletto dedicato alle prospettive, la situazione di mercato di Albiol è quella più spinosa di tutta la campagna di mercato tra uscite e conferme. Sì, perché questo Napoli discende da Albiol. L’utilizzo del termine biblico è ovviamente una esagerazione dialettica voluta, ma è una mezza verità. Perché una squadra capace di costruire e costruirsi un sistema difensivo secondo solo a quello della Juventus, perdipiù dopo due anni di oggettive difficoltà con Benitez, non può in qualche modo riservare una gran parte di merito all’uomo che guida la terza linea. Insieme a Reina, certo. Questo l’abbiamo scritto ieri nella bio del portiere spagnolo, e lo ribadiamo. Però Reina non può tenere la linea, non può giostrare nelle coperture preventive, non può aiutare nella prima costruzione di gioco. Tutta roba che Albiol ha fatto, benissimo, quest’anno.

Ci stava venendo un maligno “che ha di nuovo imparato a fare”, e pure quest’altra esagerazione non sarebbe stata troppo fuori luogo. Scrivevmmo anche noi, in uno dei pezzi di cui sopra, di un Albiol a cui Sarri “rispiegò” persino la postura della fase difensiva. In realtà, si sono verificate più cose buone tutte insieme, come in una contingenza: il Napoli ha trovato un equilibrio difensivo migliore, la barra della fiducia è tornata su e l’uomo Albiol, molto umorale nel suo tradursi in rendimento, ha saputo riscoprire sé stesso. Ovvero un regista difensivo con e senza palla al piede, innanzitutto; poi, un centrale in grado di lavorare di fisico e sulla palla, fermando l’avversario nel corpo a corpo o leggendo in anticipo le traiettorie di passaggio. Uno che fa bene il suo mestiere, semplicemente.

I dati

La leggi nei dati, questa cosa che Albiol è ritornato ad essere quello che guidava la difesa del Real Madrid e che ha vinto un Mondiale e due Europei (!). Lo leggi nei 6 eventi difensivi a partita, secondo calciatore della squadra dopo il compagno di batteria Koulibaly. Lo leggi nel suo 21esimo posto in Serie A nella graduatoria di interventi difensivi, che potrebbe sembrare una posizione negativa e invece è un vanto, perché ai primi posti ci sono calciatori del Sassuolo, del Chievo, del Torino. Persino qualcuno di Juventus, Inter e Roma. Poi ci sono lui e l’amico Kouly, uno dietro l’altro tra 20esimo e 21esimo posto.

Lo leggi, soprattutto, nel terzo posto nella graduatoria generale di passaggi dell’intero campionato. Ovviamente primo difensore, con 2499 passaggi. Bonucci, che ricopre il suo stesso ruolo nella Juventus pure in uno schema molto molto diverso, e che vive pure di un protagonismo più spiccato nell’impostazione, si ferma a 2205. Per dire. Il tutto, poi, con un’accuratezza incredibile: l’87% degli appoggi di Albiol sono andati a buon fine, ed è ovviamente il primo dato del campionato. Anche Bonucci arriva a questa percentuale, ma il numero di tentativi è come detto inferiore. Quindi, vince Raul. 

E vince a mani basse, soprattutto ripensando a com’era iniziata: nelle prime due partite del campionato, il centrale spagnolo è protagonista di tre errori gravi, e decisivi: ribatte male di testa un pallone nella sfida di Reggio Emilia contro il Sassuolo, stende Fernando in area e si fa superare in dribbling da Eder in Napoli-Sampdoria. Sono tre dei quattro gol subiti dal Napoli, valgono tra i tre e i cinque punti. Poi, improvvisa, la nuova rinascita (è passato un po’, possiamo utilizzarlo): la condizione fisica torna ottimale, il Napoli ritrova concentrazione difensiva e sistema gli schemi in copertura. Albiol è il leader di movimento, e ci aggiunge anche un assist e un gol. L’assist è il lancio di testa per Higuain in Napoli-Inter, e si conta come passaggio decisivo anche se è un pallone ribattuto da un rinvio del portiere. Il gol, secondo della sua esperienza napoletana, arriva a Frosinone. E conduce il Napoli al titolo di campione d’inverno. Su calcio d’angolo, tra l’altro. Un altro mezzo miracolo. 

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Le prospettive

L’abbiamo già detto prima: la situazione di Albiol è complicatissima. È un triangolo isoscele: da una parte due lati uguali, il Napol ie il Valencia che lo vogliono. E poi la base, il calciatore: che in realtà avrebbe forse il desiderio di tornare a casa, ma ha già fatto in modo di esprimersi (per bocca del fratello) per confermare impegno e professionalità nel caso dovesse rimanere a Napoli senza il rinnovo del contratto, in scadenza tra un anno esatto.

Del Valencia che lo vuole, a noi importa il giusto. Cioè nulla. Importa del Napoli, che ha acquistato Tonelli e non ceduto Koulibaly e Chiriches, e che mantenendo anche Albiol mette insieme una batteria di quattro centrali praticamente perfetta, anche per le 3 competizioni: Albiol regista, Koulibaly mostro fisico, Chiriches difensore accademico e Tonelli uomo di garra. Tutti intercambiabili, tutti con possibilità di accoppiarsi in maniera perfetta con gli altri compagni, senza perdere punti in qualità assoluta. Il Napoli vuole tenere Albiol perché sa quanto sia importante mantenere una regia difensiva reale, una vera leadership su un reparto che, senza lo spagnolo (comunque appena 30enne con vista sui 31), si ritroverebbe privo di una guida d’esperienza reale, della necessaria esperienza internazionale.

Sul centrale arrivato nel 2013 nel pacchetto Bentiez-Quillon si gioca una partita importante per il futuro del Napoli, e intendiamo quello in campo ma anche quello delle scrivanie che si occupa della costruzione dell’organico. Perché al di là di sentimentalismi e necessità tecniche, è palese la volontà del calciatore di ritornare a casa, in Spagna, nel club che l’ha lanciato nel grande calcio. Però Raul serve ancora, qui. Come difensore nella prossima stagione ma anche come formatore, per Koulibaly e per lo stesso Tonelli, destinato ad ereditarne maglia e ruolo. L’ideale sarebbe uno di quei classici rinnovi a tempo, che permetterebbero alla società di non perderti a zero, giusto per un paio di milioni, ma con la promessa di lasciarti andare a fine stagione. Con un Napoli più pronto, magari, a sostituirti. Vedremo come andrà, intanto almeno possiamo dire di aver visto il miglior Albiol. Anzi, quello vero. Che non è rinato, altro errore nostro. Si è semplicemente ritrovato. E meno male.

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