Che peccato Gabbiadini, un grande calciatore che però c’entra poco col Napoli di Higuain

Che peccato Gabbiadini, un grande calciatore che però c’entra poco col Napoli di Higuain

Che peccato. La retorica di una frase fatta, ma vera. Quando si parla di Manolo Gabbiadini non si può pensare e dire altro che questo. Che peccato l’arrivo di Sarri, penseranno un po’ tutti. E invece no, perché Sarri ci ha provato a giocare con due punte e a creare lo spazio per Gabbiadini. Poi ha scoperto che Insigne e Callejon ai lati di Higuain rendevano bello e vincente il Napoli. Non si poteva tornare indietro, non si doveva. Che peccato i 38 gol stagionali di Higuain, magari. Ok, torniamo seri. Che peccato Gabbiadini abbia giocato così poco e sia stato sfruttato forse male da Sarri, nemico quasi giurato del turnover. Forse sì, questa è quantomeno condivisibile come affermazione. Ma alzi la mano chi avrebbe pensato di cambiare questo Napoli oppure di far ruotare Higuain in qualche momento della stagione. Ecco, appunto.

Quindi, come dire: che peccato, sì, ma non si poteva fare altrimenti. Il Napoli si è scoperto forte, fortissimo, quando è riuscito a mettere nel posto giusto e nella combinazione perfetta i suoi migliori calciatori. Undici, però. Non dodici o tredici, perché poi c’è anche il partito del “che peccato, Mertens gioca poco”. E poi, almeno con Gabbiadini, questa storia del turnover non può proprio reggere. Perché Manolo ha giocato 3 partite da titolare in Europa League e una da subentrato, e le altre due le ha saltate a causa di un infortunio. In campionato, dopo l’esperimento di Empoli, è entrato in campo dall’inizio solo nelle occasioni in cui è mancato Higuain. In Coppa Italia, ha saltato Napoli-Verona per infortunio e ha poi giocato da titolare con l’Inter. Nei luoghi e nei momenti del turnover (di Sarri), Gabbiadini è stato utilizzato. Nel resto delle partite disponibili, quelle di campionato, per far giocare Gabbiadini si potevano fare due cose: escludere Higuain o cambiare il modulo che ti ha portato, da un quinto posto, a giocarti lo scudetto con la Juventus. Due follie.

Quindi, come dire: Sarri sarà pure allergico alla rotazione ponderata dei suoi uomini, non c’è dubbio. Però invocare un utilizzo diverso e maggiore di Gabbiadini, consderando Higuain e anche la sua scarsa aderenza tattica agli altri ruoli di questo Napoli, è quantomeno poco comprensibile. Criticare Sarri per questo è francamente e del tutto non comprensibile. Alla luce dei risultati, soprattutto. Perché è difficile pensare che con Gabbiadini in campo di più il Napoli avrebbe potuto fare meglio di così. Ovvero, semplicemente, vincere lo scudetto. Che peccato, è vero. Ma solo per il ragazzo. Il Napoli e Sarri hanno ben poco da rimproverarsi.

I dati

Che peccato per il ragazzo, perché il ragazzo merita. Non è un centravanti come Higuain, ha caratteristiche diverse e in alcune partite (Napoli-Inter di Coppa Italia, Villarreal-Napoli e Inter-Napoli di campionato) queste differenze hanno pesato. Tatticamente, ma anche nella testa di compagni e avversari. Nel resto dei match, quelli magari contro squadre meno forti e pronte di nerazzurri e gialli spagnoli, Gabbiadini ha fatto (benissimo) il suo. I gol, certo, con una media niente male (9 gol in 982 minuti, una rete ogni 109 minuti). Ma anche tutto il resto, che per qualcuno fa volume e basta. Non la pensano sempre così gli allenatori. Gabbiadini ha messo insieme 3 assist vincenti e 8 passaggi chiave in 544 minuti di campionato, più 5 passaggi chiave, oltre i 4 gol, in 367 minuti di Europa League. Ha una media di 3,5 conclusioni ogni 90 minuti in Europa League (1,3 in campionato), e una percentuale del 77% di passaggi riusciti e del 57% di duelli aerei vinti. 

Cifre che dicono tanto, che significano qualcosa. Intanto, che Gabbiadini ha rappresentato la miglior alternativa possibile a Higuain, pur non riproducendo il suo modo di giocare. Gabbiadini è un calciatore più associativo del Pipita, che in qualche modo coinvolge e ha bisogno dei compagni per essere decisivo. Meno tocchi, meno centralità, meno protagonismo tecnico rispetto all’argentino. Ma un’efficacia quasi simile, e ci sono i numeri a dimostrarlo. Certo, le cifre raccontano di ingressi sporadici in momenti magari favorevoli (Napoli-Lazio o Frosinone-Napoli, ad esempio), ma sono comunque un punto di partenza. Gabbiadini è un ottimo calciatore, un patrimonio di questa società che però c’entra poco con questa squadra. O meglio, chiariamoci: c’entrerebbe anche, ma non come controfigura perpetua di un calciatore-cannibale, che vuole giocare sempre e lo fa anche da dio. Che peccato, abbiamo detto. Lo ripetiamo ancora, ma nessuno dei soggetti coinvolti può recriminare molto. Anche se poi rivedi cose così e forse ti mangi le mani per delle situazioni che, in qualunque modo le giri e le metti, semplicemente non possono essere. Che peccato, davvero.

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Le prospettive

Con Higuain a Napoli, Gabbiadini deve essere ceduto. Semplicemente. Non c’è modo e non ci sono motivi perché rimanga in azzurro. Pensare a un Napoli con un modulo alternativo mantenendo in rosa Mertens, Callejon e Insigne è francamente eccessivo, roba da Playstation o da Football Manager. Le grandi squadre cambiano schema e modo di giocare in corsa, certo, ma hanno pure calciatori che ti permettono di apportare variazioni sul tema. Gabbiadini è un attaccante e basta, non adattabile come esterno se non in un sistema come quello varato da Mihajlovic ai tempi della loro convivenza alla Sampdoria, con Gabbiadini attaccante e regista offensivo largo a destra comunque esentato da una fase di non possesso che coinvolgeva tutto il resto dei compagni. In un modulo come quello di Sarri, con dei principi come quelli di Sarri, Gabbiadini è un pesce fuor d’acqua. E un cambio di modulo, pure a partita in corso, prevedrebbe comunque un Gabbiadini inizialmente in panchina. Non cambierebbe molto rispetto a oggi, anche perché Higuain è il centravanti di Champions e campionato. Higuain non fa turnover. E ha pure ragione. Così come la ragione ce l’ha Manolo quando chiedeerà, se non l’ha già fatto, di essere ceduto.

Apprurato questo, bisogna capire qual è la giusta cifra per vendere Gabbiadini. Col senno di poi, rifiutare i 25-30 milioni (virtuali) offerti dal Wolfsburg a gennaio è stato un errore di valutazione. Però immaginiamo per un attimo cosa sarebbe successo cinque mesi fa se il Napoli avesse davvero ceduto Gabbiadini, magari per acquistare lo stesso Lapadula di cui si parla oggi come vice-Pipita. Una rivoluzione, probabilmente armata. Certo, le valutazioni cambiano velocemente, così come le idee delle persone. Sono le critiche post a non avere senso, anche perché un’operazione del genere nella sessione di riparazione è sconveniente dal punto di vista psicologico, di massa e di squadra, per quanto conveniente dal punto di vista economico. Un Gabbiadini (leggermente) svalutato oggi è la naturale conseguenza di quanto successo in inverno, e quindi dovremo in qualche modo accontentarci di un prezzo sensibilmente più basso (20 milioni, magari). Anche se non è giusto, in raffronto alle doti e alle potenzialità del calciatore.

Un buon tesoretto, importante soprattutto in vista della non-cessione di Higuain. Soldi freschi da reinvestire sul mercato, magari con un’altra operazione esemplare come quella condotta con Gabbiadini. Un calciatore acquistato per una cifra comunque importante, valorizzato grazie al lavoro di un allenatore e in qualche modo svilito per forza dal calcio praticato dal tecnico successivo. Un anno e mezzo dopo il suo arrivo, Gabbiadini è un calciatore di livello quasi internazionale, pronto a confrontarsi in qualsiasi campionato e a qualsiasi livello. Di soli 24 anni, quindi altamente futuribile. Eppure da cedere, per il bene suo e per quello del Napoli, del campo e dei libri contabili. Eppure da cedere,n onostante ci venga da dire “che peccato” al solo pensiero.

Tutto cambierebbe, ovviamente, con un’eventuale partenza di Higuain. Dal punto di vista tattico e dal punto di vista psicologico. Ma è un’ipotesi che, per fortuna, in questo momento non sta in piedi. E che, sospettiamo, non farebbe comunque felici i tifosi del Napoli. In tutti i grandi club del mondo, fin dalla notte dei tempi, i tifosi devono scegliere il proprio male minore. Nel 2010, ad esempio, il Barcellona cedette Eto’O pur di far spazio a Ibrahimovic. Lo stesso Higuain è andato via dal Real, tre anni dopo, pur di non giocarsi il posto di centravanti con Benzema e quello di leader assoluto con Cristiano Ronaldo. Funziona così, da sempre. Facciamocene una ragione, aspettiamo e poi valuteremo. Con serenità. E, se possibile, con obiettività.

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