La stagione a due facce del miglior Insigne di sempre

La stagione a due facce del miglior Insigne di sempre

Gli amanti dei fumetti, forse, avrebbero voluto leggere Harvey Dent piuttosto che un banale “Due Facce”. Per chi fosse a digiuno della saga di Batman, Harvey Dent è il procuratore distrettuale di Gotham City, alleato dell’uomo pipistrello, che si trasforma, per l’appunto, in un criminale chiamato Due Facce. La stagione di Insigne è stata così, divisa in due. Forse in due proprio no, diciamo in due parti da 1,5 e 0,5. Inizio sfolgorante, il miglior Insigne mai visto a Napoli. Poi, dopo, ecco il ritorno a un calciatore meno decisivo, meno determinante. Anche meno bello da vedere. Per carità, tutto comprensibile. Parliamo di un napoletano, un aspirante profeta in patria. Quindi, di un calciatore fatalmente esposto a critiche sempre severe, maggiorate, esasperate. Poi di un 25enne, sempre e comunque alla sua quarta stagione in tutto in mezzo ai grandi. Quindi, come dire: bene così, nonostante un finale in calando. 

Anche perché, riflettiamoci, quanto visto in avvio di annata ripaga in qualche modo anche dell’Insigne in difficoltà che abbiamo conosciuto nell’ultimo segmento di stagione. I gol, certo. Quelli sono fondamentali per un ragazzo che sente sempre, in qualche modo, la necessità di risultare e sentirsi decisivo. Ma anche tutto il resto, che per Sarri non sarà stato meno importante: assist, contributo in fase difensiva, movimenti perfetti nel triangolo di sinistra con Hamsik e Ghoulam. Una specie di santissima trinità offensiva, la fonte principale del gioco azzurro. Insigne ne è stato il protagonista assoluto, fino a un certo punto. Poi, in qualche modo, è uscito dalla sua migliore espressione ed è rientrato nei ranghi. L’obiettivo, ora, è quello di far sì che l’Insigne più bello, utile e decisivo diventi la regola. Non un exploit, anche se lungo tre-quattro mesi. Siamo a buon punto, comunque.

I dati

Il grafico che vi abbiamo proposto, tratto dal sito specializzato in statistiche sportive Squawka, racconta l’evoluzione annuale del rendimento di Insigne. Si basa su indicatori numerici, quindi oggettivi, rispetto alle partite. Per chi ci crede, dice tantissimo. Racconta di un calciatore eccezionale in apertura di staione, poi bravissimo intorno alla metà dell’anno. Poi, la crisi, con due picchi di ripresa in mezzo a partite difficili. Ovvero, un 3-0 con gol (Napoli-Verona) e la partita di festa col Frosinone.

Nel caso faceste parte del gruppo che invece vuole essere spiegato tutto, ecco qui le cifre generali della comunque ottima stagione del ragazzo di Frattamaggiore: una media di 1,71 azioni da gol costruite a partita, l’80% di pass accuracy e il 39% di accuratezza al tiro.

Partendo dal giudizio estremamente positivo della stagione di Insigne, dobbiamo quindi ora cercare di capire dove migliorare il rendimento di questo calciatore. Non per critica o severità, ma perché vogliamo che esprima davvero, e al massimo, un potenziale tecnico e pure tattico da top club. La pass accuracy, dicevamo: il risultato medio è ottimo, soprattutto se parliamo di un calciatore offensivo e quindi obbligatoriamente a contatto ravvicinato con una linea difensiva che serve proprio a bloccare l’attacco avversario. Basti pensare che sia Higuain che Mertens, gli altri calciatori di “inventiva” di questo Napoli, hanno messo insieme una percentuale inferiore. Questo 80%, però e ovviamente, va contestualizzato e scomposto: perché se i passaggi brevi riescono fondamentalmente bene (1214 riusciti, appena 251 sbagliati), la media su quelli lunghi, quelli più difficili, si abbassa un po’. Anzi, di molto: 44 riusciti, 46 sbagliati. C’è squilibrio, insomma. Ed è anche normale, parliamo di giocate potenzialmente risolutive. Aumentare questo dato, però e in qualche modo, vorrebbe dire migliorare in generale la fase offensiva del Napoli. Vorrebbe dire maggiore pericolosità per tutta la squadra. Anche perché Insigne ha fornito 10 assist vincenti nel suo campionato. Solo Hamsik ha fatto meglio nel Napoli; e giusto Pogba e Pjanic, oltre allo slovacco, hanno fatto meglio nell’intera Serie A.

L’altro dato riguarda quello della shoot accuracy. Il 39%, ovvero 4 tiri su 10 nello specchio della porta. È necessario migliorare la mira, certo, ma anche abbassare al minimo il numero di tentativi velleitari. Spesso, Insigne è stato accusato di “egoismo” o eccessivo protagonismo. È una sindrome che lo prende quando deve conquistarsi la convocazione in Nazionale, secondo i maligni. Più semplicemente, come detto sopra, è la voglia di un ragazzo napoletano di essere sempre decisivo con indosso la maglia della sua città. Voglia di strafare, che è una roba positiva. Ma che può anche essere un’arma a doppio taglio. Higuain, per dire, ha il 59% di shoot accuracy. Ok che parliamo del miglior attaccante per distacco del campionato, ma Meggiorini mette insieme il 57% e Maccarone arriva fino al 61%. C’è differenza nel numero di tentativi, ma anche nella loro qualità. E nelle possibilità di far gol, che in caso di conclusioni complicate diminuiscono. Il famoso tiro a giro, ad esempio. Un suo pallino. Che è bello da vedere, da realizzare, da mettere in porta. Soprattutto quando viee fatto così:

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Prospettive

Solitamente, nelle nostre biografie stagionali, abbiamo riservato questo spazio a quello che potrebbe essere lo scenario di mercato del calciatore analizzato di volta in volta. In questo caso, data l’eccezionalità del personaggio, ci rifaremo invece ad altro. Perché Insigne, almeno lui, è uno di quelli su cui i rumors non si sono mai abbattuti. Pure su Hamsik e di Hamsik, qualche volta, abbiamo sentito parlare in chiave-cessione. Non di Insigne. E meno male.

Quindi, le sue prospettive riguardano più che altro il futuro come calciatore a medio-lungo termine. In maglia azzurra, ovviamente. Ovvero: cosa può migliorare in Insigne e dove può arrivare Insigne. Il ragazzo deve crescere ancora nella testa, soprattutto dal punto di vista della fiducia in sé stesso che va al di là della giocata risolutiva. Ok che parliamo di un aspirante grande campione, di un appartenente a quella classe di giocatori che per elezione devono, in qualche modo, cercare sempre di essere decisivi. Però, soprattutto in un contesto armonico come quello del Napoli, servirebbe soprattutto un calciatore sempre pronto a essere decisivo anche insieme agli altri. Come l’Insigne di inizio stagione, non quello che si incaponisce nella veronica per forza, nel tiro dalla distanza, nella giocata complicata a tutti i costi. Quello, cioè, che abbiamo visto alla fine di questa sua magnifica annata.

Anche perché il resto è encomiabile: sono rari i casi di campioncini sotto i riflettori praticamente da sempre, eppure tanto professionali. Parliamo di extracampo (avete mai sentito gossip o scandali social riferiti a Insigne?), ma anche di campo: Insigne è migliorato nel suo rapporto con le sostituzioni, fin dai tempi di Benitez è diventato un calciatore bravissimo anche nel sapersi riciclare in quella fase difensiva che oggi tocca anche ai talentuosi come lui. È cresciuto, è migliorato, è diventato un calciatore completo. Lo dicono i numeri e le sensazioni di una stagione che, se parlassimo di una qualsiasi altra nazionale del globo terracqueo, lo consegnerebbe senza se e senza ma a una convocazione e a una maglia da titolare per il prossimo Europeo. Insigne, invece, è ancora in ballottaggio. E questo, al di là dei maligni di cui sopra, ha inciso abbastanza nell’emotività delle sue ultime prestazioni, insieme a una pressione di fondo che ha comunque, talvolta, limitato anche i suoi compagni. È l’ultimo step, Lorenzo. Il resto sta andando nella direzione giusta. Per il Napoli, e soprattutto per te. Mai così bello come quest’anno. È per questo che siamo stati così severi.

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