Koulibaly, da pacco a mostro

Koulibaly, da pacco a mostro
Koulibaly

Abbiamo deciso di raccontare il Napoli 2015/2016 attraverso una ‘biografia stagionale’. Un resoconto statistico, tecnico e tattico per ogni calciatore del Napoli, in base a cifre e dati oggettivi ma pure alle sensazioni sui miglioramenti (o peggioramenti) avuti e alle prospettive di mercato. Nessun ordine, né alfabetico né di ruolo. Una scelta random, giorno per giorno, dall’organico del Napoli. Cominciamo oggi con la prima puntata: Kalidou Koulibaly.

Il Napolista, il primo maggio di un anno fa, pubblica le pagelle di Empoli-Napoli. Kalidou Koulibaly è il peggiore in campo, e Mimmo Carratelli descrive così il generoso 3,5 che gli viene assegnato: «Non c’è Albiol in difesa e il sostituto va completamente in bambola. Lento e incerto. Non chiude mai la marcatura. Non chiude su Pucciarelli (altro passo, altra rapidità) nell’azione del primo gol toscano. Non chiude su Saponara sul cross dell’autogol di Britos. Si fa giocare da Pucciarelli nell’azione del terzo gol dell’Empoli. Vaga in difesa col passo pesante. Stralunato. Gioca male più di un pallone, completamente stordito. Va sulla destra quando la difesa passa a tre». 

Ilaria Puglia è forse più realistica. Perché gli assegna uno zero, e scrive, con il solito garbo: «Direi che possiamo “serenamente” attribuirgli la colpa su tutti e 4 i gol. È entrato in campo al grido di battaglia: “chemenefooooottttt”. Mentre gli altri suoi compagni gli facevano il verso: “Harakiiiiiriiiiiii”».

Sembra passata una vita, ma è solo un anno. Un anno eccezionale per il giovane difensore francosenegalese, assolutamente rinato dopo quel primo balordo incontro con quello che poi sarebbe diventato l’allenatore della sua rinascita. Paradossale, infatti, il fatto che la peggior prestazione dell’anno scorso di Koulibaly sia arrivata proprio contro l’Empoli di Sarri. Che vinse con grande merito una partita dominata e capitalizzata proprio sulle incertezze dell’ex Genk. Oggi, come in altri giorni in cui abbiamo scritto del mercato del Napoli, ci siamo ritrovati a dover commentare (e cercare di scongiurare) l’interesse, per Koulibaly, di una squadra che si chiama Chelsea. E abbiamo registrato, nei giri precedenti, l’attenzione di altri piccoli club come Bayern Monaco e Barcellona. Insomma, un anno dopo è cambiato tutto. In meglio, per la fortuna di Kalidou. E per la nostra, of course.  

I dati 

Chi scrive vuole un attimo smentire il titolo di paragrafo prima di addentrarsi nell’analisi statistica della stagione di Koulibaly, e parlare di sensazioni tattiche. Ovvero, di quel non so che di impalpabile che non si può ricondurre a dati oggettivi ma che comunque rimanda a situazioni di campo che abbiamo potuto in qualche modo memorizzare e poi rivedere nella mente. Anche nella scorsa stagione c’era la certezza che questo ragazzo avesse i numeri. Cioè, che potesse in qualche modo essere davvero un difensore non solo affidabile, ma proprio forte. Soprattutto dal punto di vista fisico, Koulibaly iniziò bene l’annata 2014/2015. Recupero della posizione, la falcata e quella straripante forza atletica che abbiamo visto quest’anno. Indimenticabile la sua fuga sulla destra con passaggio a Callejon in Napoli-Roma. Se vi ricordaste (o voleste ricordare) bene le prime partite dello scorso campionato, forse trovereste le immagini di un calciatore ancora grezzo e da svezzare, certo, ma comunque non così negativo come ci hanno voluto far credere. O meglio: non negativo come a Empoli. Alla fine, Koulibaly ce l’ha fatta. L’ha dimostrato

E lo leggiamo nei numeri, e qui torniamo al capitoletto vero e proprio, di questa stagione: quelli difensivi del Napoli, seconda miglior difesa del campionato italiano dietro l’irraggiungibile Juventus. Ma anche quelli del francosenegalese, altissimo nella classifica dei palloni recuperati con 262. Tantissimi, soprattutto se si considera il possesso medio di palla della squadra d’appartenenza (Napoli primo con il 58% di media) e quindi le poche possibilità di tenere il pallone concesse alla squadra avversaria. A questi numeri aggiungiamo il primo posto assoluto nella classifica comparata tra le prime tre squadre del campionato (quindi gli azzurri, la Juve e la Roma) per quanto riguarda le palle intercettate (82, lo stesso numero di Bonucci con 3 presenze in meno rispetto al bianconero) e il secondo per tiri degli avversari bloccati (21, solo il romanista Manolas ha fatto meglio con 28). A questi, ci sono da aggiungere i 183 duelli personali vinti (settimo record della Serie A) e il secondo numero di passaggi conclusi nell’intero campionato per quanto riguarda i calciatori della terza linea (2310). Al primo posto c’è il suo compagno di giochi Raul Albiol. Come dire: ok la difesa, ma qui c’è anche dell’altro. Roba buona. 

L’unico dato che in qualche modo potrebbe essere migliorato riguarda la fallosità. Koulibaly gioca molto spesso d’anticipo e di fisico. Quindi è un calciatore esposto, per così dire, al rischio di commettere un’irregolarità, Se a questa straripante forza atletica ci aggiungiamo anche, a volte, una foga eccessiva nell’intervento, finisce che si raggiunga il secondo posto in campionato per numero di falli (parliamo sempre di difensori, ovviamente): 60, solo 4 in meno del primatista Rosi e 10 in più di Manolas. Forse è questo l’unico aspetto da rivedere. O meglio, da rivedere c’è una stagione intera piena di prodezze. Questa è l’unica cosa da sistemare, e forse stavolta il verbo è più calzante. Perché da rivedere c’è questo, anche per lustrarci un po’ gli occhi. Sì, tranquilli: a un certo punto c’è anche la veronica a centrocampo con la Roma.

Le prospettive

Note dolenti, l’abbiamo già detto. Koulibaly è finito nel mirino dei grandi club europei, e il mitico Bruno Satin (il suo procuratore) lo va sbandierando da mesi a tutte le radio che lo intervistano. De Laurentiis sta studiando il rinnovo del suo contratto, che ovviamente non potrà prescindere da un sostanzioso adeguamento dell’ingaggio. Che resta quello di un calciatore acquistato dal Genk, non è ancora quello di un difensore da top club. Oggi una dicitura realistica, non più solo un’aspirazione fantascientifica per il futuro.

Koulibaly è stato uno dei cinque migliori difensori puri di questo campionato, insieme a Bonucci, Manolas, Acerbi e Miranda. Tra tutti questi, l’azzurro ha una cosa importantissima dalla sua parte: l’età, il tempo. Koulibaly ha solo 24 anni, 25 tra un mese esatto. Sarri l’ha trasformato in un gigante difensivo, migliorandone movimenti, attenzione e concentrazione. Il resto delle doti facevano già parte del suo carnet. In prospettiva, Koulibaly è il miglior difensore del campionato e assolutamente all’altezza di un club che punta a vincere la Champions, non solo a giocarla. L’unico avvicinabile a lui per potenzialità, restando sempre alla Serie A, è il romanista Rudiger. Più giovane di due anni, con le stessi incredibili capacità fisiche e forse anche tecniche. Forse, anche per lui servirebbe prendere 3,5 in casa dell’Empoli prima di rinascere. Oppure, senza passare per questo genere di avversità, basterebbe un colpo di fulmine come quello Sarri-Koulibaly. Che in realtà colpo di fulmine non è, perché nelle prime quattro giornate il francosenegalese resta due volte in panchina per lasciare spazio a Chiriches. Sarri è tornato sui suoi passi, Koulibaly ne ha appreso la lezione ed è diventato quello che è. Un mostro. E lo dicono i numeri, ma pure le sensazioni. 

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