ilNapolista

I diritti tv coprono più del 50% del fatturato, in Italia come in Inghilterra

I diritti tv coprono più del 50% del fatturato, in Italia come in Inghilterra

Significativa e illuminante analisi del sito Calcio&Finanza, che partendo dall’esame dei bilanci dei club italiani ed europei ha calcolato l’incidenza dei diritti televisivi sugli introiti delle società. L’Italia, ovviamente, deve più della metà dei suoi profitti ai soldi delle tv. Ma il nostro campionato è in ottima compagnia. 

Le percentuali: la nostra Serie A, in riferimento alla stagione 2014/2015, ha incassato un totale di 977 milione per la cessione dei diritti televisivi. Considerando che gli introiti totali dei 19 club del nostro massimo campionato (Parma fallito e quindi escluso dal conteggio) è stato di 1822 milioni, una facile proporzione ci dice che l’incidenza dei tv rights è del 53,6%. Particolare il fatto che prima e seconda dell’attuale campionato, Juventus e Napoli, siano esattamente a “metà classifica” in questa particolare graduatoria: entrambe le società, infatti, devono ai diritti televisivi circa il 59% del loro fatturato (58,6% il Napoli, 59,4% la Juventus). Va meglio invece al Sassuolo “primo” in classifica, che con i suoi 20,60 milioni di incassi relativi alle televisioni impatta il suo fatturato per appena il 35%. Secondo il Milan, terza l’Inter. Ultimo in classifica l’Empoli, che ha incassato addirittura 23,91 milioni su un fatturato di 31,65 grazie ai diritti tv. Siamo al 75%, quindi.

Come detto prima, il 53,6% riferito all’intera Serie A (un dato in leggera crescita rispetto al 2013/2014, ma decisamente più basso rispetto al 58,31% del 2009/2010) non è il dato peggiore. La Premier League, infatti, si appaia e supera il massimo campionato italiano: per le 20 della prima divisione inglese, l’impatto dei dei diritti tv è del 53,98%. Sbugiardata quindi la grande teoria delle infrastrutture e degli stadi e della lungimiranza. La Premier League di oggi riesce ad attirare i più grandi campioni perché può offrire grandi stipendi. E i soldi per contratti tanto faraonici arrivano in larghissima parte dalla vendita dei diritti televisivi, che nella sola stagione 2014/2015 è arrivata a valere 2,1 miliardi di euro. Ed è destinata a crescere ancora.

La Premier League ha saputo vendere meglio il proprio prodotto spettacolare, grazie a una lungimirante strategia di marketing e a uno stile di gioco sicuramente più “televisivo”. Meno pause, meno proteste, meno teorie del complotto. È su questo che l’Italia deve piangersi addosso. Non tanto su una mancanza di strutture che fa male, in realtà, solo ai tifosi da stadio. Che però, va detto, potrebbero essere la via per ridurre il gap. Basti guardare alla Germania, che ha un campionato dal bassissimo impatto televisivo (731 milioni di ricavi contro i 977 dell’Italia) ma che riesce a recuperare altrove i suoi fondi. I soldi delle tv, infatti, incidono solo per il 30,57% degli introiti. E la Germania esprime una Bundes senza dubbio in salute, economicamente e come attrattiva spettacolare, con un Bayern in grado di partire alla pari con i grandi colossi europei. 

Tra Serie A e massimo campionato tedesco, la Liga spagnola (786 milioni di incassi, incidenza del 40%) e Ligue 1 (648 milioni di incaso, incidenza del 45%). 

ilnapolista © riproduzione riservata