Bisogna uccidere Maradona/3 La redenzione

Bisogna uccidere Maradona/3 La redenzione

–         Sei pronto?

–         Non tanto.

–         Ma come?

–         Ho mai detto che lo sarei stato?

–         Pensavo che nel momento del bisogno, ti saresti convinto.

–         Non posso, è come uccidere un padre.

–         Appunto.

–         Appunto il cazzo, è come cancellare i suoi gol.

–         Quelli li vedi tutte le volte che vuoi sul Tubo.

–         Sì, ma lui è l’autore in carne ed ossa.

–         Ed è anche il nostro principale problema.

–         Non è vero.

–         Senti non è una riunione del Pd, dobbiamo agire, eccolo.

–         Agisci.

–         Ma che ti costa tenermelo fermo?

–         Mi costa la coscienza.

–         Ok, allora dovresti impedirmelo.

–         E perché?

–         Il male non è solo di chi lo compie.

–         Questa la so.

–         E quindi?

–         Non voglio sudare, poi metti che sbagli e la coltellata la dai a me?

–         Ah, vedi, come siete voi maradoniani vi nascondete dietro il vostro idolo.

–         È per quello che uno li tiene.

–         Adesso gli idoli sono dei fortini.

–         Oddio, fortino proprio no, anche se lui è grosso, guardalo ora fa provincia, non ti fa tenerezza?

–         Sì, per questo voglio salvarlo e salvarci.

–         Ma da che? Quello campa bene, ora si vuole risposare, gli arabi lo tengono a guardare la televisione in una reggia.

–         Sì, e mangia schifezze e ingrassa e dice cazzate sul Napoli.

–         Ma perché Cruyff non ha mai detto cazzate sul Barcellona?

–         È diverso.

–         Quando ti vanno strette le opinioni è diverso, eh. Ma questa non è una scusa da napoletano?

–         La diversità, è un concetto.

–         Sì, sì, napoletano.

–         Vabbuò ci vogliamo dare sta coltellata o vogliamo fare Micro-Mega?

–         Ma perché proprio tu devi prenderti sto fastidio?

–         Perché io ho visto quello che altri non vedono.

–         Sei sicuro?

–         Sì.

–         Quindi noi lo uccidiamo, la Juventus comincia a perdere, e il Napoli vince lo scudetto?

–         Probabile.

–         Azz, non è manco sicuro? Tutto sto bordello, Dubai, la ricerca dell’arma, i dibattiti, sto cazzo di sole, la sabbia, sta cucina di merda e non è manco sicuro?

–         Perché se ti dico che è sicuro mi aiuti?

–         No.

–         E allora?

–         È una speculazione intellettuale, ne fai tante tu.

–         A parte che io non sto speculando al massimo sto tentando di ammazzare.

–         E vai, vai, su. Consuma il tuo deicidio.

–         Io vado.

–         Ancora qua stai?

–         E sto capendo come avvicinarlo.

–         Non era tutto calcolato, scientifico?

–         Lo è, ma c’è la componente emotiva.

–         Ah, te ne vieni, mò non sei più del nord.

–         A parte che ho detto che ero del nord rispetto a te, mica sono di Treviso.

–         E allora scordati chi volevi essere e lasciamo perdere.

–         No, siam qua, lo faccio per la città, devo liberarla dalla sua ombra.

–         Bene, e allora vai su, restituiscile la luce.

–         Io vado.

–         E quando?

–         Sto andando, con circospezione. Ma tu non vieni?

–         Ti seguo.

–         Ecco.

–         Con lo sguardo.

–         Infame.

–         Serpe.

–         Traditore.

–         Juventino.

–         A me?

–         E a chi?

–         Io lo faccio perché credo nel progetto e non nel miracolo di un singolo.

–         Appunto, juventino.

–         Strunz.

–         Vai, leviamoci il pensiero. Che poi la festa finisce e perdi l’occasione.

–         Hai ragione, vado.

–         Vai.

–         Oh, e che fai torni indietro?

–         E non vedi che si è buttato in piscina?

–         Non c’ho fatto caso, stavo guardando la moglie di Reina.

–         Io sto per uccidere Dio e tu guardi il culo di una femmina?

–         Mi sono dichiarato estraneo al progetto.

–         Giusto.

–         Comunque è un vantaggio.

–         Cosa?

–         Che si sia buttato in acqua.

–         Lo uccido pulito?

–         No, metti che aveva un giubbetto, quelle cose là.

–         Ma se non ha nemmeno le guardie del corpo.

–         Lo dici tu.

–         Ma come abbiam controllato.

–         Hai controllato.

–         Ho controllato.

–         E allora?

–         E mi metti i dubbi, che ne so.

–         Devi averli.

–         Un assassino non ha dubbi. Mica Mohammed Atta aveva ripensamenti.

–         E che ne sai.

–         Ci sono le registrazioni audio.

–         Quelle che hai sentito, che ne sai.

–         Va bene, se ne ha avuti, meglio.

–         Sta uscendo, vai.

–         Vado.

–         Mi raccomando la coltellata in basso a destra.

–         Ma non si era detto cuore?

–         E ho pensato che quello già gli ha dato tanti pensieri.

–         Invece il fegato no?

–         Quello di meno.

–         Ma che facciamo le preferenze, stiamo dal macellaio.

–         Quasi.

–         Vabbè allora fegato.

–         Grazie.

–         Prego. Ma se non muore?

–         Muore.

–         Sei sicuro?

–         Sì. Vai.

–         Vado.

–         Vai.

–         Addà murì.

–         Anche no.

–         Come no?

–         Vabbè, fai tu.

–         …

–         …

–         …

–         …

–         …

–         …

–         …

–         …

–         Oh, Diego, Diego.

–         Dime.

–         Mi fai un autografo?

–         Claro que sì.

3. Fine
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