Napoli-Udinese, una partita mai banale. Dai tempi di Maradona

Napoli-Udinese non è certo una classica, eppure è una partita poco banale. Spesso l’arrivo dell’Udinese a Napoli ha coinciso con momenti chiave della storia azzurra. In positivo ma anche in negativo. Tanti i ricordi legati all’epoca di Maradona, quando il campionato italiano era davvero il più bello del mondo e se noi avevamo Diego loro avevano Zico (oltre a Causio e Edinho, tanto per fare qualche nome). Era il Napoli di Rino Marchesi. Il primo anno di Maradona. Andavamo male, ma male davvero. Eravamo nella parte destra della classifica. La squadra stentava. E nello spogliatoio tra Diego e Bagni non correva buon sangue. Insomma, il progetto sembrava più avviato verso il naufragio che verso il decollo.

Allora Ferlaino e Marchesi decisero di portare la squadra a Vietri sul Mare. Si parlarono in faccia a muso duro. Bagni gliene disse quattro a Diego, gli disse che giocava solo per sé. Nacque una grande amicizia. Non solo. Nacque una grande squadra.

E arrivò l’Udinese. Pioveva, quasi nevicava, faceva freddo. Ma tanto freddo. Finì 4-3. Il Napoli diede l’anima. Diego realizzò due rigori, gli altri due gol li segnò Daniel Bertoni. Dei friulani si ricorda un eurogol (allora si chiamavano così i gol da trenta metri) di Miano e una papera di Castellini. Da quel momento il Napoli non si fermò più. Finì ottavo e cominciò la Storia.

L’anno successivo l’arrivo dell’Udinese resta legato all’unica reazione di Maradona in campo, col Napoli. Un fallo sulla tre quarti di Criscimanni (cavallo pazzo) e Diego si alzò, si girò e reagì con una testata. Espulso. Prima l’aveva messa sotto la traversa con una punizione simile a un corner corto. Senza di lui, squalificato, vincemmo a Bari con doppietta di Giordano.

Non fu banale, per niente, nemmeno l’anno dello scudetto. L’Udinese aveva avuto una forte penalizzazione. Ma non è questo il punto. Il punto è che le sera prima in un ospedale napoletano la signora Cristiana Sinagra mise alla luce un bambino e lo chiamò Diego Armando. Come il padre. Finì 1-1. Gol di De Napoli e Graziani. Nessuno, quel giorno, al San Paolo avrebbe potuto immaginare come sarebbe finito quell’anno.

Poi tanta acqua è passata sotto i ponti. Tante amarezze, tanto anonimato. Col ritorno in serie A sono tornate le sfide non banali con l’Udinese. Due in particolare. Una, all’epoca di Reja, è un 3-1 di quelli che i lavezziani non dimenticheranno più. L’Udinese era forte, molto forte. E una doppietta del Pocho risolse il match. In tanti si innamorarono perdutamente.

Il secondo ricordo è quello meno allegro. C’era Mazzarri in panchina. Eravamo ancora in lotta per il tricolore nonostante il ko di Milano. Finì male. Una partita anonima, deludente. Il Napoli non c’era. Segnarono Inler (che non esultò, come se già sapesse dove sarebbe finito) e Denis (il gol dell’ex). L’Udinese pose fine ai nostri sogni di gloria.

In mezzo, da ricordare, un 2-2 con un grandissimo gol di Quagliarella. Con la maglia dell’Udinese.
Massimiliano Gallo

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