Se solo Mazzarri non piangesse sempre (ma non si può avere tutto dalla vita)

È successo ieri sera. Subito dopo la vittoria del Napoli sul Siena. Nemmeno il tempo di festeggiare la ritrovata finale di Coppa Italia, di mettersi a pensare alla sfida con la Juventus, che in tivvù ti appare lui: Walter Mazzarri. Qualcuno ieri sera su Fb, mi pare Locoratolo, ha scritto: che vi piaccia o no, Mazzarri sta scrivendo la storia del Napoli. E francamente è difficile dargli torto.L’allenatore che ha traghettato gli azzurri in Champions, che ha portato il Napoli in Europa per il terzo anno consecutivo, che a maggio potrebbe farci conquistare un trofeo dopo più di vent’anni (l’ultimo, se non sbaglio risale all’estate del 1991, la Supercoppa d’Italia, anzi trapani mi corregge: estate 1990 e aggiunge “vergogna”). Ed è tutto vero.
Elogiare Mazzarri è il minimo che si debba fare. Eppure, quando lo vedo in televisione mi prende sempre un torcimento di stomaco. Prendete ieri sera. Si presenta ai microfoni della Rai (perfettamente d’accordo con Ciro da Anzio, la telecronaca è stata una barzelletta) e comincia a piangere. Piange per l’infortunio di Maggio, piange perché la condizione degli azzurri non è – a suo dire – più tonica, piange perché domenica arriva il Catania (da lui definita la partita più importante della stagione) e non sa che fare, piange perché Gargano mancherà alla finale contro la Juventus del 20 maggio. Farà bene, figuriamoci. Però sarebbe bello avere un allenatore che ai risultati ottenuti in campo accoppiasse un modo elegante di stare al mondo, senza stare sempre a piangersi addosso.
Lo so, è impossibile. E messo alle strette sono costretto tra la forma e la sostanza sono costretto a scegliere la sostanza. La prossima volta devo ricordarmi di spegnere la tv a partita finita. Così andrà sicuramente meglio, ne sono sicuro.
Massimiliano Gallo

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