Walter, insegna ai ragazzi ad essere cinici

“Abbiamo avuto il solo torto, com’era successo con la Sampdoria, di non fare gol” ha osservato Walter Mazzarri nel post partita di Cesena. “Probabilmente – ha aggiunto subito dopo – abbiamo bisogno di subirne uno per poterci poi scatenare e farli a nostra volta”. L’osservazione non è peregrina, e va a toccare un elemento molto importante dell’identità di gioco e di carattere delle nostra squadra.
Da anni ci siamo abituati (e abbiamo goduto) dell’immagine di un gruppo di ragazzini indemoniati che non ama farsi maltrattare. E che reagisce alle provocazioni.
Da quattro stagioni, ovvero da quando la spina dorsale della squadra è Cannavaro – Gargano – Hamsik – Lavezzi, abbiamo avuto grandi testimonianze della capacità di reazione dei nostri paladini. Lo 0 a 5 a Udine per riscattare il passo falso dell’esordio casalingo in A contro il Cagliari; il 3 a 1 rifilato alla Juve dopo l’iniziale marcatura di Del Piero, sempre nella prima stagione nella serie maestra, cui seguì a sette giorni di distanza il duello all’ultimo sangue all’Olimpico contro la Roma (4-4 in un anticipo del sabato pomeriggio).
Queste non furono che le prime manifestazioni di un’attitudine più volte ribadita negli anni. Gli esempi sono numerosi, non vale la pena elencarli tutti, basta dire che si passa per l’1 a 0 di Suazo al san Paolo con la maglia del Benfica trasformato in pochi minuti in 2 a 1 per noi, e si arriva diritti diritti fino alle ultime vittorie corsare di questa stagione.
Bene. Indubbiamente bene. E’ segno di passione, cattiveria (sportiva) e fuoco che scorre nel sangue. Ma non basta più.
Mazzarri ha la fama, sicuramente meritata, di essere un motivatore. Ne abbiamo avuto anche noi riprova. Michele Pazienza può testimoniarlo. Ora deve dimostrare di saper assolvere un’altra funzione: quella di padre, o per lo meno di fratello maggiore.
Fino a poco fa si è sempre legato questo aspetto caratteriale della nostra squadra alla giovane età. “Sono ragazzi, hanno smania di fare, non si arrendono”. Gli anni, però, passano. Cannavaro è arrivato a quota trenta; Gargano e Lavezzi, i quali viaggiano verso i ventisei anni, cominciano quella che è considerata la maturità di un calciatore; solo Hamsik può ancora rientrare nella categoria dei ‘ragazzini’.
Perché avvenga il famoso salto di qualità tanto invocato dai tifosi, non bastano solo i nuovi acquisti. Serve la contemporanea crescita di quelli che già abbiamo in rosa. Quello che chiedo a Mazzarri, allora, è che li accompagni in questo percorso anche da un punto di vista umano. Perché se negli anni sono molte le partite che abbiamo ribaltato, sono altrettante quelle nelle quali ci siamo fatti riacciuffare.
Walter, fa diventare questi ragazzi dei campioni a 360 gradi, capaci non solo di colpire se feriti nell’orgoglio, ma anche di tessere trappole all’avversario. Insegna loro a misurare la corsa, a gestire il risultato, a essere cinici, a dosare l’agonismo, non sfoderandolo solo quando l’adrenalina è al massimo e, soprattutto, a non fottersi dalla paura quando sono gli altri a sfoderare la stessa reattività.
Quando i nostri avranno raggiunto questo stato mentale, non assisteremo più a certe partitacce. Non dovremo aspettare i tre goal di scarto per sentirci sicuri del risultato. Non cadremo più in  black-out  e cali di tensione. O, per lo meno, ci capiterebbe più di rado.
Quando i nostri saranno pronti, affronteremmo certe sfide con la giusta serenità. E ne vedremmo delle belle.
Roberto Procaccini

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