Napoli, attento alla sindrome portoghese

Aspettando Cavani e soprattutto il gol: il Napoli vive in una condizione di attesa, di sospensione tra l’entusiasmo per un acquisto che ha già conquistato i tifosi e i dubbi sull’opportunità di ingaggiare un altro attaccante. Non sarà Lucarelli, e questa è una notizia dopo settimane di voci, mezze ammissioni e mezze smentite. Mazzarri dovrà arrangiarsi con quello che ha. È già tanto, tantissimo, se si calcola il valore di mercato dei singoli: Lavezzi più Hamsik più Quagliarella più Cavani fanno quasi cento milioni di euro. La somma giustifica l’ottimismo di De Laurentiis, è davvero difficile trovare di meglio, in Italia. Qualche amichevole non basta per formulare giudizi definitivi, ma non si vince solo con le figurine: Mazzarri non ci dorme la notte, è un perfezionista che ha fatto dei moduli e degli schemi la propria forza di allenatore. Così, assemblare quei talenti, rendere produttivo e non solo esteticamente appagante il genio è la grande scommessa dell’anno. Il rischio è la cosiddetta sindrome portoghese. Ricordate la tradizione di campioni che il Portogallo ha espresso? Grandi, grandissimi se li dividi uno per squadra, leziosi fino all’indisponenza quando li riunisci in nazionale. L’esatto opposto della Spagna, tanto per citare l’esempio temporalmente più vicino, dove classe e concretezza hanno prodotto il primo titolo di campione del mondo. Ma Lavezzi, Cavani e Quagliarella possono davvero giocare insieme? E possono coesistere con Hamsik, centrocampista che l’anno scorso ha segnato più di tutti nel Napoli? Finora siamo fermi alle esercitazioni accademiche, agli schemini pubblicati da giornali e tv. Quale sarà la prima punta? Quagliarella o Cavani? Dubbi amletici che magari sono già stati risolti da Mazzarri in mille situazioni gi prefigurate nella mente di chi al calcio dedica ogni stilla di energia mentale. Non ha mai potuto schierarli insieme, non potrà farlo neppure giovedì nel triangolare di Palermo. Per ora, dunque, si gioca con la fantasia. Una mano potrebbe darla Prandelli che per la sua nuova Italia non ha avuto dubbi: Amauri, Balotelli e Cassano per il cittì possono tranquillamente convivere e se Balotelli dovesse tradire c’è sempre pronto Quagliarella, il grande reduce della disavventura sudafricana, l’unico a essersi salvato da un fallimento che ha coinvolto tutti forse proprio per eccesso di prudenza. Stasera contro la Costa d’Avorio di Zahoui (uno dei tanti non-campioni sbarcati in Italia nei poco favolosi anni Ottanta) verificheremo se c’è spazio per il coraggio. Il paragone tra l’Italia e il Napoli potrebbe essere molto calzante: Cassano e Balotelli sono atipici almeno quanto Lavezzi e Cavani, Hamsik può essere addirittura l’arma in più, l’attaccante a sorpresa, ma decisivo risulterà soprattutto Quagliarella. È il campione dai colpi impossibili, dai gol che altri neppure s’arrischiano a immaginare, ed è anche l’unico napoletano tra i quattro, il ragazzo che ha girato la penisola sognando di poter entrare al San Paolo da protagonista e non da spettatore. Lo stadio, la città, i cinque milioni di tifosi sparsi per l’Italia aspettano. L’appuntamento vero, quello da non fallire è fissato contro gli svedesi dell’Elfsborg, il 19 agosto. Tra nove giorni, i più lunghi per Mazzarri che maledice gli impegni internazionali che gli hanno portato via proprio i quattro sui quali avrebbe voluto lavorare. Il produttore De Laurentiis ha ordinato: buona la prima. Pericoloso contraddirlo.
(da Il Mattino)

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