Quando il Napoli
comprò Malandrino

La stagione degli acquisti è la prosecuzione del campionato con altri mezzi. Speranze, illusioni e delusioni che si incrociano. I colpi magistrali messi a segno dal Napoli nella sua lunga vicenda sono consegnati alla memoria di chi ne era stato testimone, o ai racconti che si tramandano come le antiche favole del Basile. Su tutti, l’arrivo di Maradona, preceduto da uno sfibrante tiro della corda, prima dell’indimenticabile pomeriggio del benvenuto  al San Paolo. Ma anche l’arrivo, col treno a Mergellina, di Altafini e Sivori ha un posto di primo piano nell’album dei ricordi. Così come l’esordio (senza gol) di Jeppson o quello strepitoso di Vinicio (tiro di prepotenza e gol al Torino dopo quaranta secondi dalla palla al centro). Ma non sono solo rose e fiori. Certe campagne estive del Napoli, o anche taluni acquisti in corso di torneo, sono segnati negli annali come notevoli cantonate. Nel ’47 dal Sudamerica arrivarono due calciatori, Cerilla e La Paz. Il primo non lasciò letteralmente traccia. Il secondo sbagliava gol fatti e segnava reti difficili: un rebus. Nel 1955 approdò a Napoli un altro sudamericano, di nome Malandrino. Di nome e di fatto: prese cinque milioni di ingaggio, poi sparì. Si era ormai nell’era Lauro. Ancora due oriundi nel ’56-’57: Moro e Geronazzo. Soprattutto il secondo, un vero oggetto misterioso. Nel ’59 arrivarono ben tre giocatori dal Brescia: Pizzi, Bertoni IV e Posio. I primi due si mostrarono inadatti a giocare in A. Per fortuna, venne fuori Celso Posio, mediano di classe che riuscì anche a far capolino in Nazionale. Manlio Scopigno, qualche tempo prima, non era riuscito a imporsi, restando sempre terzino di riserva, con poche uscite in prima squadra. Era un tipo genialoide, spesso imprevedibile nei comportamenti. Anni dopo divenne “il filosofo”, grande allenatore ma non del Napoli. Nella bruttissima stagione ’60-’61 il Napoli pose le basi… per finire in B. Acquisti temerari contribuirono alla discesa. Vestirono la maglia azzurra due calciatori che avevano… un grande avvenire dietro le spalle: Pivatelli, dal Bologna, e Gratton, dalla Fiorentina. Due vecchie glorie ormai esaurite. Questo filone dei calciatori sul viale del tramonto era stato sfruttato già altre volte. Ci fu un tempo in cui il Napoli ebbe il problema del centromediano. Si giocava uomo su uomo e mancava un mastino di area. Allora si bussò alla porta della Roma, che si liberò dell’anziano Armando Trerè, detto Antony Quinn per la somiglianza con l’attore. Quella volta lo scetticismo fu sconfitto: Trerè giocò un gran campionato, bloccando fior di centravanti tra cui il fortissimo Nordhal. Sterile fu invece l’acquisto del brasiliano Edmundo, in tempi  recenti. Era stato un forte calciatore, ma venne a Napoli senza più spinta né stimoli. Indovinato, invece, il precedente ingaggio di Krol, che aveva già dato molto al calcio ma conservava ancora riserve di fiato e di classe. Oggi, l’attualità pone altri problemi: un attaccante, un mediano di grande levatura. Il mercato è gestito da  professionisti. Aspettiamo che il mosaico si completi e speriamo che il colpo magistrale arrivi presto.

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