Dotto’, lo teniamo l’abito
buono per l’Europa?

Ti aspetti un clima e ne trovi un altro. Il bar Novecento, la mattina successiva al trionfo e alla conquista dell’Europa, è pensoso e cogitabondo. Lino si gratta il testone calvo: dotto’, dice, finalmente siete arrivato. Ma se sono ancora le otto meno un quarto!, protesto. No, qua la storia è questa, mi dice: finché eravamo incerti su come andava a finire guardavamo alla partita dopo, al limite a quello che faceva la Juventus; a chi giocava, a chi era infortunato o squalificato, a chi si metteva davanti o indietro o a centrocampo. Insomma, le solite cose. Mo’ invece, dotto’, dobbiamo pensare a chi si vende e a chi si compra, a chi dovrà andare in campo col Liverpùl o col Mancestèr; e mica è la stessa cosa!
Gianni emerge dal vapore perenne della macchina del caffè e conferma: e sì, perché non è che ti puoi presentare con Hoffèr o con De Zerbi, in quelle occasioni. E che figura ci facciamo? Già Grava è quello che è, ma insomma, quest’anno ha giocato bene. In Europa servono giocatori presentabili, vi pare?
Antonio mescola gli zucchini alla scapece scuotendo la testa e sorridendo: già, come se ci invitano a una festa e ci presentiamo come i cafoni di Baia Domizia, coi sandali con i calzettini bianchi sotto. Ma vi siete scimuniti? Se siamo andati in Europa con questa squadra, con questa squadra dobbiamo giocare. Al limite con qualche inserimento, per migliorare.
Lino ostenta una sicurezza che commuove: ne’, ma che fosse ‘st’Europa? Solo perché fanno le partite su Sky, coi campi belli verdi verdi e cinquanta telecamere, devono essere per forza più forti di noi? E su Grava che tenete da dire? Ve lo devo ricordare io che ha cancellato a Ronaldinho dal campo, e non solo lui? Non è questo, che mi preoccupa. A me mi preoccupa il play off!
Come, il play off?, chiedo. Eh, dotto’, proprio il play off. Come sapete, non dobbiamo fare i preliminari perché siamo arrivati davanti alla Juventus. Ma però dobbiamo fare lo stesso un turno, quello dove entrano direttamente le migliori squadre tra cui, modestamente, noi. Però per colpa del fatto che ci siamo mancati dalle coppe per tanti anni, non siamo testa di serie e allora dobbiamo giocare con una tra queste, ‘o Manchestèr, ‘o Liverpùl, ‘o Leverkusen. E poi, se vi ricordate, l’ultimo play off che abbiamo fatto lo abbiamo perso.
Gianni scoppia a ridere dall’interno della nuvola di vapore: oh, ma si’ pazzo? Quello era l’Avellino e i play off della serie C per andare in B! E che è, la stessa cosa?
Che c’entra, risponde Lino un po’ piccato, è un fatto di nome che non porta bene: play off. E se noi facciamo una bella campagna acquisti per le tre competizioni, con ventidue titolari e quattro giovani forti come ha detto Mazzarri, e magari il Presidente convince pure Pazzini a venire qua sborsando un bel pacco di milioni, e poi usciamo al primo turno?
Antonio a muso duro: uè, non cominciare a portare male, eh? La campagna di rafforzamento si deve fare comunque, coppe o non coppe. Si deve fare per il campionato, per migliorare il posto dove siamo arrivati, e soprattutto perché, come abbiamo detto, scordatevelo che Fiorentina, Juventus, Lazio, Udinese e Genoa fanno lo stesso guaio di torneo che hanno fatto quest’anno.
Gianni è d’accordo: è vero, Anto’, hai ragione. E’ per il campionato che ci dobbiamo rafforzare, non per fare bella figura in televisione. E vedrai che ci rafforzeremo, pure perché mo’ ci crediamo pure noi, che siamo una squadra forte. Prima non lo sapevamo, ma mo’ ne siamo sicuri.
Lino però resiste sulle sue posizioni, e mugugna: sì, ma certo con Hoffer e Denis è meglio che non ci presentiamo nemmeno. E se proprio dobbiamo, speriamo che almeno Hamsik cambia parrucchiere!
Maurizio de Giovanni

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