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Per il Napoli prove tecniche gestione di gara. Nel frattempo, è cinico come Milik

Un Napoli diverso: umile nell’adattarsi all’avversaria, cinico e quasi mai in frenesia. Qualche errore di troppo, ma la faccia di questa squadra è quella del polacco.

Per il Napoli prove tecniche gestione di gara. Nel frattempo, è cinico come Milik

L’analisi di Dinamo Kiev-Napoli comincia nel dopopartita. Anzi, è cominciata nei dopopartita di qualche mese fa, che qualcuno ricorderà. Quelli in cui Sarri diceva chiaramente che questa squadra, il suo Napoli, «doveva sempre imporre il suo gioco, perché non era in grado di addormentare ma solo di uccidere le partite». Ieri sera, qualcosa è cambiato. Si è visto in campo, ma di questo parleremo dopo. Si è visto nelle dichiarazioni del tecnico, che adesso raccontano (e stigmatizzano) «l’incertezza perenne della squadra tra il voler gestire il match e chiuderlo». Sarri preferirebbe che il suo Napoli scegliesse sempre la seconda squadra; eppure, la partita di ieri e queste dichiarazioni ci dicono che il Napoli può fare e sta provando a fare anche altro. Gestione, appunto.

Siamo in Champions, qualcosa cambia rispetto al campionato. L’intensità degli avversari, magari. Ovvero, una squadra che ha giocato la prima partita del suo campionato il 23 luglio. E che quindi deve essere più avanti come condizione fisica, per forza. Lo leggi nelle stats favorevoli agli ucraini: possesso palla (sostanzialmente in equilibrio, una novità per il Napoli), numero di cross (23 a 16), numero di duelli individuali vinti (16 a 6), palle intercettate (18 a 14), numero di conclusioni verso la porta (7 a 6).  La Dinamo ha scelto di giocarsi la partita con le armi che gli appartengono. Il Napoli, per tutta risposta, ha mostrato la sua umiltà adattandosi all’avversario e ha pazientato in attesa che venisse fuori la maggior qualità dei suoi uomini. Non è riuscito a imporre il suo gioco se non per pochi tratti di partita, ed è questa forse la «mancanza di personalità» su cui Sacchi e Sarri sono stati concordi nel postgara.

Ovviamente, però, c’è tanto di buono. Il risultato, certo, ma anche la forza mostrata dalla squadra nel momento più difficile. Che risiede, soprattutto, nella consapevolezza dei propri pregi: la capacità di creare occasioni da gol (9 per gli azzurri, 4 per la squadra di Rebrov) con un alto numero di calciatori, la qualità nella gestione dei passaggi (la pass accuracy è favorevole agli azzurri, 89% contro l’86% degli ucraini). E, soprattutto, la capacità di lettura in fase di non possesso. Il Napoli ha subito un gol, il quinto in quattro partite. Ha concesso 7 conclusioni libere, che non sono pochissime. Allo stesso tempo, però, ha permesso alla Dinamo Kiev di concludere positivamente 3 passaggi verso l’area di rigore. Sì, solo 3. Sotto, nella rappresentazione grafica, tutti  gli appoggi riusciti della squadra di Rebrov. Un’immagine che conferma e sottoscrive l’incredibile dato che vi abbiamo fornito.

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Il resto, come detto, l’ha fatto la certezza di poter far male in qualsiasi momento, grazie a molti giocatori: se la Dinamo Kiev ha fondato gran parte della sua produzione offensiva sull’ottimo Yarmolenko (3 conclusioni verso la porta, 2 key passes e un dribbling riuscito), il Napoli ha variato molto la fonte di gioco. Lo vedi nei due gol, uno nato da destra e uno da sinistra. Lo leggi nella differenza di bilanciamento (tra le due squadre) rispetto al fronte d’attacco: il Napoli ha utilizzato la sua fascia preferita, quella mancina, per il 40% delle sue azioni, dividendo in parti uguali il restante 60% tra fascia centrale e corsia destra; la Dinamo, invece, ha costruito la manovra d’attacco passando da destra con una percentuale del 46%. Praticamente, un’azione su due.

Yarmolenko sempre al centro della manovra, dunque. Il Napoli “classico”, quello del primo tempo, ha molto sofferto le discese del numero dieci ucraino, su cui Ghoulam ha fatto il massimo per opporre resistenza (3 palloni intercettati, 2 rilanci, 2 falli fatti). Salvo dare un’ulteriore prova, nella ripresa, dell’approccio umile e diciamo pure utilitaristico alla partita. Mertens, dal 46esimo, si è sempre più spesso avvicinato all’algerino per supportarlo nel contenimento del fantasista della Dinamo.

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Due momenti diversi del secondo tempo in cui l’esterno belga ha raddoppiato sulla fonte di gioco primaria della Dinamo Kiev. Ovviamente, Yarmolenko.

La squadra di Rebrov ha pagato gli scompensi sulle aperture e poi gli errori di lettura dei due centrali difensivi e del portiere Shokovkskiy. I due gol, infatti, nascono entrambi da una giocata sull’out coperta malissimo. La prima volta, da Yarmolenko, lento e pigro nel chiudere su Ghoulam; sulla seconda, è l’intera squadra ad accorciare in maniera molto lenta. Lo stesso problema di scivolamento lento che spesso abbiamo visto “colpire” il Napoli di Sarri, quasi un dazio doganale su un approccio intenso, su un modulo elastico come il 4-3-3, che muove molto la squadra orizzontalmente e costringe gli esterni a uno sfiancante doppio lavoro. Quello che è riuscito bene al Napoli nella ripresa, che alla Dinamo è mancato nei momenti topici, pur potendo vantare una migliore condizione fisica.

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Preludio ai due gol del Napoli. Nell’immagine in alto, a squadre schierate, vediamo come lo sbilanciamento a destra della Dinamo permette a Koulibaly di trovare un corridoio facile per Ghoulam, non seguito con i tempi giusti da Yarmolenko. Sotto, invece, Hamsik un attimo prima di aprire a destra su Callejon. Mezzala ed esterno sinistro della Dinamo sono fuori posizione, la squadra si è schiacciata sulla sinistra e la qualità di Hamsik, che indovina il tracciante perfetto per servire lo spagnolo, fa il resto.

Ieri sera abbiamo visto un Napoli diverso. Meno spettacolare, forse. Ma più cinico, chirurgico. Tendenzialmente sereno e consapevole, quasi mai in frenesia. Giusto dopo il gol di Garmash, un errore simultaneo di quattro calciatori insieme (Ghoulam e Hamsik che lasciano spazio a Yarmolenko, Hysaj che legge male il cross e Allan che chiude in ritardo sulla girata di Garmash) non riferibile a una dinamica tattica, la squadra di Sarri è parsa subire la partita, l’importanza del contesto e l’esuberanza atletica degli avversari. Proprio lì, in quel periodo, si sono concentrati maggiormente gli errori in uscita di cui Sarri si è lamentato nel postpartita (l’accuratezza nei passaggi è scesa fino all’86%). Il primo gol ha risolto i problemi, che sono parsi più di natura emozionale e di condizione che puramente tattica.

La personificazione della partita del Napoli è nelle stats di Arek Milik che in una scala di aggettivazioni sta a metà tra “essenziale” e “devastante”: 25 palloni giocati, record negativo per i calciatori titolari del Napoli. Tra questi, 3 conclusioni verso la porta, 1 cross, 3 duelli aerei vinti. E la doppietta, ovviamente, che va conteggiata all’interno delle 3 conclusioni verso la porta. I conti si fanno presto: Milik, ieri sera, ha tenuto una percentuale realizzativa del 66%. Allargandoci a tutta la sua stagione, la sua shot accuracy (rapporto tra tiri tentati e finiti nello specchio della porta) tocca il 91,5%. A questo, il centravanti polacco accoppia una presenza costante nella manovra d’attacco del Napoli. Lo vedi sotto, nel campetto posizionale percentuale del match di ieri sera.

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Non è che vogliamo fare voli pindarici, lo stesso Sarri ha detto che non è giusto fare paragoni con il passato. È ingiusto, concordiamo. Ma se questo è Milik, le prospettive della sostituzione di Higuain sono meno grigie di quanto si potesse pensare. Nonostante sia un calciatore diverso. Del resto, anche il Napoli ieri sera è stata una squadra un po’ diversa. Non è un dramma, soprattutto quando poi si vince. O si segna una doppietta.

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