Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli. Un sito che ha il suo focus sul mondo del pallone e che attraverso questa lente prova a leggere in controluce la città di Napoli e cerca di farlo evitando la scorciatoia del luogo comune sia esso negativo o positivo. È uno sguardo critico, mai indulgente, che strada facendo ha allargato il proprio orizzonte e lo ha esteso anche ad altri campi che riguardano la città. Un modo di guardare a Napoli che ha ormai una sua caratteristica: napolista è diventato ormai un aggettivoche fotografa un modo di porsi ben definito, certamente di parte ma possibilmente senza paraocchi.
«Io gli ho chiesto di giocare con i piedi. Il calcio va in questa direzione, non è vero che il portiere deve solo parare, come dimostrano gli allenatori giovani»
A The Players Tribune: «Quando mio padre se n'è andato, non volevo sciare, mangiare, dormire. Tornare a sciare è stata una battaglia per sentirmi bene»
Al CorSera: «Da più di 15 anni gioco a calcio con gli stessi amici. Per me è un’oasi, non ci rinuncio mai. Lì conta solo come ho giocato non quello che faccio»
A Dazn: «E’ un fuoriclasse ma ha avuto la sfortuna di non essere simpatico ai tifosi. Spalletti l'ho scelto a gennaio 2021. Lo convinsi a firmare il biennale più un'opzione, non voleva»
A Dazn: «Problema mentale nel Napoli? Cazzate. Non posso pensare che una mosca tsé tsé improvvisamente crei un problema a giocatori di altissimo livello»
I tuffatori puri sono stati sconfitti dalla tecnologia, ma i più scaltri si sono adattati: urlano come ossessi per indurre al fischio. Il tocco, anche lieve, farà il resto
Lì decidono i club, non i giocatori che invece sono sottoposti al terzo grado. Un ex giocatore allo Zeit: "Se non rispondevo, gli allenatori mi insultavano»
Intervista al Venerdì. «Ferlaino era un presidente molto chiuso. I tifosi erano soffocanti, ma c’erano posti dove ci lasciavano in pace e ci rispettavano»
La Stampa intervista Procacci regista della docu-serie sull'Italia della Davis. «Il tennis ha privato l'Italia di una grande coppia comica: Panatta e Bertolucci»
Per Marotta «è tra i miglior in circolazione considerata la sua età» che è di 45 anni non 19. Sono definite parole di circostanza, lo scudetto perso pesa
Su Repubblica: qualcun altro si piazza davanti alla telecamera, perché le lacrime del ragazzo non diventino spettacolare arena: un gesto molto bello, di umana pietà