La lettera di Serena a Trapattoni: “Come i miei genitori, mi hai insegnato il rispetto per chi lavora, per chi si impegna”
Al Corsera. Quella volta che Aldo scappò dal ritiro e il Trap non gli parlò per un mese: "Avrei voluto esserci io a chiederti l'autografo per poter dirti grazie"

1989 archivio Storico Image Sport / Inter / Giovanni Trapattoni / foto Aic/Image Sport
La lettera di Serena a Trapattoni: “Come i miei genitori, mi hai insegnato il rispetto per chi lavora, per chi si impegna”
La foto di Trapattoni per i suoi 87 anni, mentre firma autografi a due tifosi, ha spinto Aldo Serena a scrivergli una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. Lettera in cui l’ex attaccante spiega l’importanza che il tecnico ha avuto per la sua carriera e la sua vita e ricorda che gli vuole bene.
Scrive Serena:
Ciao mister, e scusa se ti do del tu, ma nemmeno io sono più un ragazzo. Il tuo compleanno, tra la foto con un paio di tifosi davanti a casa tua e il video che hai inviato a chi ti aveva mandato gli auguri fra i tuoi ex giocatori, è stato una bella occasione per ritrovare, con emozione, quegli occhietti vispi che non vedevo da tanto tempo, quello sguardo vivace di 40 anni fa con il quale mi hai accolto alla Juventus e che non è mai cambiato.
Eri sorprendente per il rispetto che avevi nei confronti del lavoro di tutti; parlavi con lo stesso tono, lo stesso riguardo e la stessa disponibilità con il magazziniere come con il presidente. Mi hai voluto alla Juve e poi all’Inter. Il nostro è diventato un legame forte; un po’ in ritardo ho capito che la nostra sintonia nasceva da un humus sociale simile, anche se di generazioni diverse. Come avevano fatto i miei genitori, mi hai insegnato il rispetto per chi lavora, per chi si impegna, per chi fa le cose con coscienza.
Poi, Serena ricorda quella volta che in precampionato abbandonò il ritiro ma fu scoperto perché quella sera a sorpresa arrivò il presidente Pellegrini.
La mattina successiva non mi hai degnato di uno sguardo, e parlando alla squadra nello spogliatoio hai detto: «Aldo ha mancato di rispetto a me, a voi e al presidente e pagherà una multa che ricorderà per tutta la vita. Non mi hai più parlato a quattr’occhi, per più di un mese. Mi avevi «squalificato». Poi un sabato sera sei entrato nella mia camera e la sensazione è stata quella di uno sguardo benevolo sul tuo volto.
E fecero pace.
Chiude la lettera dicendo che avrebbe voluto essere lui tra quei ragazzi a chiedergli l’autografo:
“Ho provato un po’ di invidia per quei ragazzi che ti hanno salutato davanti a casa. Avrei voluto esserci io, lì con loro, per stringerti la mano e dirti semplicemente: «Grazie»”











