Addio a Rino Marchesi, sfiorò il primo scudetto del Napoli con Vinazzani e Musella (e Krol)

Fu l'anno della maledetta sconfitta in casa col retrocesso Perugia. Fu anche il primo allenatore di Maradona (fece fare la pace a Diego e Bagni), poi Allodi gli preferì Bianchi

Rino Marchesi

Addio a Rino Marchesi, sfiorò il primo scudetto del Napoli con Vinazzani e Musella (e Krol)

È morto Rino Marchesi. Aveva 88 anni. La Gazzetta lo ricorda come allenatore della Juventus e dell’Inter. In realtà fu soprattutto allenatore del Napoli (oltre che dell’Avellino). Arrivò a Napoli dopo due ottime stagioni all’Avellino. Era il 1980. Ferlaino presidente. Juliano direttore sportivo. Fu il caro vecchio Totonno a portare a Napoli Ruud Krol che era andato a svernare in Canada. Prese Krol e portò a Napoli Luciano Marangon. In porta c’era Giaguaro Castellini. Il resto era così così, tra Vinazzani, Celestini, Damiani, Pellegrini, l’enfant prodige Musella figlio di un bidello e che viveva a Fuorigrotta, a traversa San Vincenzo.

Attorno a Krol, Marchesi costruì una squadra che faceva sognare. E giocava un calcio all’avanguardia. A centrocampo c’era anche Tortello Guidetti. Quel Napoli sfiorò il primo scudetto della storia. A cinque giornate dalla fine, gli azzurri si ritrovarono in testa a pari merito con Roma e Juventus. Trentacinque punti. Il Napoli aveva il calendario migliore. Tre partite in casa: contro il retrocesso Perugia, la Fiorentina e la Juventus. Fuori, a Como e a Udine. Incredibilmente, il Napoli quello scudetto lo perse. Subito. Nella maledetta domenica contro il Perugia: autorete di Ferrario al primo minuto. Non si riprese più.

Giocava bene quel Napoli ovviamente tutto incentrato sull’olandese volante che era un pozzo di conoscenza calcistica. Marchesi tornò a Napoli e fu il primo allenatore di Maradona. Fu lui che fece fare pace a Bagni e a Diego a Vietri sul Mare dopo un inizio complicato. Nel girone di ritorno il napoli si riprese ma poi Allodi decise di affidare quella squadra a Ottavio Bianchi. Marchesi andò alla Juventus. Dopo il terzo posto col Napoli, aveva allenato anche l’Inter. Era un gentiluomo. E un profondo conoscitore di calcio.

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