Lilian Thuram e il razzismo su Vinicius: “Mourinho è un piccolo uomo. Per i bianchi, i neri sono sempre paranoici”

A L'Equipe: "Nel 2026 è ancora possibile umiliare i neri su un campo di calcio. Le parole di Mourinho (che scarica la responsabilità su Vinicius), rendono chiaro perché sul razzismo non si fanno passi avanti"

Thuram

Real Madrid's Brazilian forward #07 Vinicius Junior talks with SL Benfica's Portuguese head coach Jose Mourinho after listening racists insults during the UEFA Champions League knockout round play-off first leg football match between SL Benfica and Real Madrid CF at Estadio da Luz in Lisbon on February 17, 2026. (Photo by FILIPE AMORIM / AFP)

Il caso Vinicius-Prestianni, con l’argentino del Benfica accusato di aver rivolto un insulto razzista al brasiliano, ha scosso il mondo del calcio. A commentare l’episodio ci ha pensato Lilian Thuram, in una lunga intervista concessa all’Equipe.

Le parole di Thuram

Cosa le ispira quanto è successo martedì sera a Lisbona?

Mi dico che siamo nel 2026 e che nel 2026 si può ancora umiliare i neri su un campo di calcio. Perché il razzismo è umiliazione. E noto che si arriva ancora a mettere in dubbio ciò che è accaduto. Eppure Vinicius ha raccontato i fatti, Kylian Mbappé ha raccontato i fatti. Ma no, non basta: il dubbio persiste, non siamo sicuri. Ma perché non si crede a questi due giocatori? Perché la parola degli uomini neri non è affidabile? Questo episodio dice molto sulla storia del razzismo. È sempre la stessa cosa: denunci un atto di cui sei stato vittima e si dubita di te, come accade per le donne vittime di violenza o stupro. Non bisogna avere paura di denunciare ciò che è successo. Anche se sai benissimo, ed è il paradosso, che sarai considerato responsabile della sospensione della partita. L’intero stadio ti ce l’avrà con te, ci saranno persone che diranno ancora “ma cos’ha questo adesso da lamentarsi?” La società non ama confrontarsi con la propria violenza.

Ci ha detto di voler parlare assolutamente delle parole di José Mourinho?

Sì, perché la natura delle sue dichiarazioni dice molto sul perché non si avanza. Mourinho è un grande allenatore, con una carriera eccezionale, ha lavorato con molti giocatori neri, eppure: primo, dubita della veridicità dell’atto razzista; secondo, si interroga sulla responsabilità della vittima (Vinicius) attraverso il modo in cui ha festeggiato il gol. Ma come può dirlo? Chi è Mourinho per decidere cosa Vinicius può fare o meno? In questo giudizio c’è un senso di superiorità e narcisismo bianco. L’atto razzista subito da Vinicius non è legato al suo comportamento, ma al colore della sua pelle. Crede che i bambini vittime di atti razzisti a scuola o nel calcio lo siano a causa del loro comportamento? No.

Allora cosa si dovrebbe fare? Che Vinicius e i bambini vadano al calcio con un altro colore della pelle?

Mourinho suggerisce che sia colpa di Vinicius. Che se l’è cercata, insomma. È una violenza totale. Questo sentimento di superiorità che alcune persone bianche hanno, impedisce loro di mettersi nei panni delle vittime. Avrebbero bisogno di più umiltà. E come non prendere in considerazione ciò che dicono i giocatori? Allora Vinicius è pazzo, ha inventato un insulto e si è precipitato dall’arbitro? Mbappé l’ha sentito anche lui, quindi è pazzo anche lui? I neri sono paranoici, inventano storie… Quando Mourinho vuole far credere che Vinicius sia responsabile del razzismo che subisce, è patetico. Con questa analisi diventa un piccolo uomo, un signore minuscolo. Finché ci saranno comportamenti simili, non saremo uniti nella lotta. Questa è anche la storia del razzismo. Mourinho analizza l’atto razzista come uomo bianco, non come uomo.

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