Il metodo Arbeloa piace a Florentino Perez: la stampa madrilena pompa il tecnico del Castilla (Xabi Alonso, attento)

Diario As ne parla benissimo. Giovane, preparato e propenso al gioco offensivo: potrebbe essere l'erede al trono di Xabi Alonso.

Alvaro Arbeloa

Álvaro Arbeloa, 238 presenze totali con la maglia del Real Madrid e 2 Champions League vinte (nel 2013/14 e nel 2015/16), è oggi il tecnico della seconda squadra dei Blancos: il Real Madrid Castilla. Insomma, un uomo che conosce bene l’ambiente e le enormi aspettative del pubblico madridista. Questo, unito agli ottimi risultati ottenuti con la seconda squadra, potrebbe spingerlo verso la panchina della prima squadra. Ne scrive As.

Ad oggi, alla guida del Castilla, è quarto in Primera Federacion (terza divisione del calcio spagnolo), con 28 punti in 17 partite. Per ora, ha inanellato 9 vittorie, 1 pareggio e 7 sconfitte per un totale di 22 gol fatti e 21 subiti.

Caratteristiche e risultati di Arbeloa: i dettagli

Si legge su As:

“Con il suo arrivo (quello di Arbeloa, ndr) cambiò tutto”. Da quella stagione, la 2022-23, che iniziò a far crescere la sua considerazione. Sia fuori sia, soprattutto, dentro. Perché? Per i risultati: Liga, Copa e Youth League (la competizione giovanile organizzata dalla Uefa, ndr) con una generazione in cui molti diamanti già brillano nell’élite del calcio (Nico Paz, Gonzalo, Jacobo Ramón…). Ma anche per il come. Per l’identità di quella squadra che ha dominato la Spagna. Un Madrid autoritario; con inclinazione per il possesso verticale. Come il suo primo Castilla, che vola anche in questa stagione senza perdere la sua essenza. Quella di Arbeloa.

I principi del metodo Arbeloa

Il suo metodo incorpora elementi di gegenpressing, alla Klopp ad Anfield: rubare palla, ma vicino all’area avversaria. Recuperare il possesso nella metà campo avversaria e scatenare l’azione offensiva il prima possibile. Così lo spiegano chi lo ha vissuto da vicino. Con un altro dettaglio distintivo su cui insisteva già allora e continua a farlo oggi: essere vicini per recuperare, non per creare gioco. Perché la distanza tra i creatori di gioco, di solito centrocampisti, è già una chiave per rompere le linee. Offrirsi, ma in maniera intelligente:

“Così chi riceve palla può accelerare l’azione e arrivare più rapidamente alla porta avversaria”. Mentre chi deve dare ampiezza è il laterale, perché gli esterni tendono a convergere verso il centro. Questi sono stati i fondamenti delle sue 150 vittorie in 198 partite a La Fábrica (Tali numeri si riferiscono all’attività di Arbeloa nelle squadre giovanili della cantera madridista nota come La Fábrica, principalmente al Juvenil A, e non alle partite ufficiali del Castilla). Questi sono i cardini del metodo Arbeloa.

Un allenatore molto presente

Un metodo moderno, con enfasi sull’utilizzo della tecnologia per potenziarlo. Basti pensare all’uso dei droni per registrare gli allenamenti e migliorare l’analisi tattica. In questo modo, sia lui sia il suo staff tecnico possono incidere sui movimenti e sul posizionamento dei giocatori.

È presente nella vita quotidiana del club. “È molto vicino alle persone, conosce tutti”, sottolineano dall’interno. Una personalità che si è manifestata, ad esempio, nel suo chiaro messaggio a Joan Martínez (“deve allenarsi molto meglio”), che non era altro che la parte visibile di quanto detto dietro le quinte. Riflette il suo modo di essere.

Un futuro in prima squadra?

La sua considerazione crescente, lo posiziona come possibile erede del trono del suo amico Xabi Alonso. Lui resta concentrato sul suo  lavoro quotidiano, senza pensare oltre il 4 gennaio (quando il Castilla tornerà in campo contro l’Arenteiro), ma il suo metodo piace all’interno del club. E anche la sua personalità. Onesto e diretto. “Fare a modo suo”, direbbe Guardiola. Ingredienti in un mix che lo pongono in posizione di rilievo verso la prima squadra. 

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