Pio Esposito: “Dopo il rigore fallito ero sotto terra, non riuscivo a capire cosa fosse successo”

Al CorSera: "Quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro. La cazzimma mi ha portato dalla B alla Champions; ci sono paragoni esagerati su di me, non ho mai detto di valere 100 milioni".

Bastoni italiani

Db Zenica 31/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Bosnia Erzegovina-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pio Esposito

Francesco Pio Esposito è uno dei calciatori reduci dalla delusione del terzo Mondiale consecutivo che salterà l’Italia; il giovane attaccante dell’Inter ha anche fallito un rigore contro la Bosnia in finale playoff.

L’intervista al Corriere della Sera.

Le parole di Pio Esposito

Lei sa di essere “cattivo”?

Il sangue del rione Cicerone di Castellammare di Stabia credo di portarlo sempre con me: la famosa cazzimma mi ha portato qui, dalla B alla Champions. Ci vuole tanto coraggio per non buttarsi giù e far vedere che ci stai. All’inizio piangevo ogni notte per tornare a casa. Ero un bambino con molta rabbia, irascibile, sia a scuola che in campo. Poi mi sono ambientato benissimo, cambiando radicalmente“.

I tifosi avversari pensano sia pompato dai media…

C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni“.

Come si è sentito a Zenica dopo il rigore sbagliato?

Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male. Una lezione? Ho visto una squadra che ha dato l’anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità“.

Gestisce da solo la pressione del mestiere?

Da qualche mese lavoro con uno psicologo dello sport: mi sfogo, mi dà consigli pratici. Mi aiuta molto e mi piace approfondire“.

Un aneddoto che faccia capire il suo legame con Chivu?

Una foto, in cui festeggiamo un mio gol nel derby Under 14, vinto 3-1: fa capire da quanto tempo ci conosciamo. Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate“.

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