Krol: “A Napoli chiamavo il fuorigioco urlando “fiori! fiori!” e nessuno mi capiva”

Alla Gazzetta: "Di Napoli non ho mai dimenticato l'odore del pesce a Mergellina, anche oggi è bellissimo essere ricordati"

Ruud Krol

As Napoli 15/10/2016 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Ruud Krol-Gianfranco Zola

Ruud Krol oggi 77 anni. E non può fare a meno di parlare della sua Napoli. “Ogni volta che torno mi basta salire su un taxi per essere inondato da così tanti ricordi… I giovani mi dicono “sei stato un eroe per mio padre, ho una foto tua a casa mia”. Quanto è bello essere ricordati”. Ne parla in una bella intervista alla Gazzetta dello Sport. E’ una Napoli nostalgica, d’un altro secolo, quella raccontata da Krol.

Le parole di Krol

Il Napoli “mi prese in prestito dal Vancouver ma mi voleva dai tempi dell’Ajax. Io accettai di andare oltreoceano perché dopo 12 anni ad Amsterdam volevo provare altro. E mi è piaciuto giocare in Canada. Tanto. Era un calcio diverso, certamente, ma sapevo che sarei tornato presto in Europa. Il direttore del Napoli, Antonio Juliano, venne da me anche a Vancouver. Anni prima si era presentato in Olanda per convincermi. “Voglio te al Napoli”: me lo ripeteva sempre”.

“I primi tempi abitavo in hotel, all’Excelsior. Era difficile trovare un appartamento, ho impiegato quattro mesi prima di prendere una casa a Posillipo. Mi ricordo la bellezza, la tranquillità. E poi i pescatori di Mergellina. Un episodio su tutti: un giorno mi svegliai presto e andai a fare una passeggiata sul lungomare. Camminai fino a Mergellina appunto, un pescatore mi vide e chiamò tutti gli altri. “C’è Krol, c’è Krol”. Si avvicinarono, mi abbracciarono, ricordo ancora le loro mani e poi l’odore del pesce, fortissimo, ovunque. Non ero abituato a tutto questo calore”.

“Per arrivare feci un viaggio di 42 ore. Da Vancouver a Toronto, poi da lì a New York, quindi Francoforte e infine Napoli. Sono arrivato intorno alle 9, avevo dormito pochissimo, quella sera stessa si giocava e c’era la mia presentazione ma appena atterrato dissi: “Voglio dormire”. Poi andò tutto a meraviglia, peccato solo che non parlavo italiano. Ma l’ho imparato in fretta. Mi ricordo che, tempo dopo, ad Ascoli eravamo in vantaggio 1-0 e volevo tenere alta la linea del fuorigioco ma continuavo a dire: “Fiori, fiori”. E ovviamente non mi capirono subito. A fine partita chiesi un insegnante di italiano. Prima ho imparato tutti i termini calcistici, poi a tenere una conversazione”.

Racconta di essersi innamorato da bambino dell’Italia, guardando giocare Rivera. E poi dell’influenza di Johan Cruijff: “In una parola: eccezionale. Ti rendeva un giocatore migliore. Io ero un libero, oppure un centrale di difesa e poi ho giocato a sinistra. Ma il mio mancino non era perfetto, allora a fine allenamento restavo di più in campo con Johan per esercitarlo: io e lui a sinistra contro Mühren e Keizer. Ci stimolava, era un allenatore in campo, leggeva il calcio come nessun altro. Discutevamo anche, c’era un rapporto molto sincero. Sapeva di essere forte ma anche che senza gli altri dieci non poteva fare niente”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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