Giaccherini: “Conte riporterà l’Italia ai Mondiali, lui cambia tutto, fa la differenza”
"Ha un modus operandi che ti entra dentro. Se lo segui, cresci. E per lui i giocatori sputano sangue. Sa creare un’empatia unica con il gruppo"

Ni Napoli 14/03/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Lecce / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Conte
La Gazzetta dello Sport ha ufficialmente lanciato la campagna per Antonio Conte in Nazionale. E ha supporto ha intervistato Emanuele Giaccherini, uomo-simbolo di Conte ai tempi dell’Europeo 2016. Conte lo chiamava “Giaccherinho”. Il suo è un vero e proprio endorsement, forse anche di più. “È il condottiero a cui aggrapparsi nelle difficoltà. Ti prepara come soldati in battaglia, esattamente quello che servirebbe adesso”.
“Ha un modus operandi che ti entra dentro. Se lo segui, cresci. E per lui i giocatori sputano sangue. Sa creare un’empatia unica con il gruppo. Riesce a far assimilare le cose in modo molto veloce. In campo sai sempre cosa fare, in allenamento l’hai provato mille volte. Fino allo sfinimento. E poi quanto lavoro: ricordo sedute a Coverciano in cui vomitavamo, servivano le maschere d’ossigeno per arrivare a fine allenamento. Uscivamo stremati”.
Giaccherini lo dà già per fatto: “È il migliore, ci riporterà ai Mondiali. Ha già dimostrato di saper fare bene in Nazionale. E lo dice la sua storia: ha rifondato con la Juventus, con l’Inter e con il Napoli. E lo farebbe anche con l’Italia, ora più che mai”.
In Nazionale, già la prima volta, “arrivò e cambiò tutto. Io lo avevo avuto alla Juventus e sapevo cosa poteva dare al nostro gruppo. Ci disse che fare bene era la nostra missione e che dovevamo essere soldati pronti alla battaglia. Non avevamo campioni, ma è stata la fame a fare la differenza“.
Parole chiave “fame e coraggio. E non esiste persona migliore di Antonio per riportarle. I giocatori andrebbero in guerra per lui: non guarda come ti chiami o quanti anni hai, ma solo se ti alleni e se dai tutto. Ti spinge oltre il limite e a credere in quello che si fa. Il lavoro è alla base del suo successo. In più, bisognerà ristabilire un rapporto tra i club e la Nazionale”.
“Penso che Antonio, allenando adesso il Napoli, possa capire bene le esigenze che si hanno nei club e dunque mediare tra le parti. In più, credo che si debba ricostruire l’amore per la Nazionale. Negli ultimi anni si pensa troppo al business e ai soldi, ma bisogna riscoprire il valore dell’Italia come sistema”.
Un ricordo personale su Conte? “Dopo l’esordio con la Juventus allo Stadium io ero abbastanza giù di morale. Non avevo giocato bene e non ero soddisfatto, nonostante la vittoria. Sentivo la pressione, mi tremavano le gambe e se ne accorse. Così, tornato a casa, mi mandò un messaggio: ‘oggi non era facile, so che puoi dare di più’. Fu inaspettato, mi diede molta carica. Antonio è anche questo, non solo un allenatore da campo. Sa proteggere i suoi giocatori e farli sentire importanti. Proprio quello di cui avremmo bisogno adesso”.
“In Nazionale dopo un’amichevole con la Germania. Perdemmo prendendo quattro gol. E lui ribaltò lo spogliatoio. ‘Volevate il livello, eccolo’, ci urlò. Fu una lezione. Per giocarcela con i top club dovevamo dare di più. E infatti all’Europeo si è visto”.