Vergara: “Basta chiamarci giovani, in Europa giocano la Champions a 17 anni. Conte più severo di mio padre”
Al Corsera: "Solo una volta mi ha detto bravo, a Genova, aveva giocato male ma il rigore ci fece vincere. Lui vuole vincere sempre. Dice sempre che nessuno ti regala nulla"

Mg Verona 28/02/2026 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Vergara
Vergara: “Basta chiamarci giovani, in Europa giocano la Champions a 17 anni. Conte più severo di mio padre”
Il Corriere della Sera, con Monica Scozzafava, intervista Antonio Vergara 23 anni.
«Il destino sono le scelte che fai». Antonio Vergara, centrocampista del Napoli, ha una storia curiosa da raccontare: da riserva a titolare in un mese, tre gol in quattro partite. Conte ha gli uomini contati per i tanti infortuni. Lo lancia. Vita da single, casa propria, lavatrici, stiratrici, bollette e pensieri. «Giovane, eh!».
A 17 anni decide di smettere («due anni sempre in panchina») ma quella concessionaria di auto del papà dove tenta di vivere per un mese un’altra vita, gli è sembrata una grande stanza senza finestre, triste. Ritenta, allora. Si rompe il crociato, otto mesi fermo, il mondo che crolla.
Troppo giovane per certi palcoscenici?
Vergara: “In Europa i ragazzi a 17 anni giocano in Champions, in Italia si parla tanto di talenti ma forse non siamo pronti culturalmente a considerarli tali. Non chiamateci più giovani, per il calcio non lo siamo. Pio Esposito ha due anni meno di me, è fortissimo. Fisicamente e anche mentalmente. È il futuro dell’italia”.
«Conte dice che ogni cosa ha il suo tempo, nessuno ti regala nulla».
Un complimento?
Vergara: “L’unica volta che mi ha detto bravo è stato dopo la partita con il Genoa, che però avevo giocato male. Ma il rigore al 95’ ci aveva fatto vincere. Conte vuole vincere sempre”.
Il Napoli si qualifica per la Champions?
«Noi siamo forti di testa, altrimenti con una stagione come questa non staremmo lì attaccati. Ci rialziamo sempre. Conte non lascia nulla al caso, i dettagli diventano forza».
Più severo suo padre o Conte?
«Che domanda, Conte!».
Da grande?
«Dare la possibilità alla mia famiglia di non lavorare più».











