Valverde giocatore monumento del Real Madrid (che si sentiva incompreso da Xabi Alonso)
Tripletta sensazionale di un grande atleta a un irriconoscibile Manchester City: 3-0. La cura Arbeloa ha fatto dimenticare il thiagomottismo di Xabi Alonso. Ma è stata soprattutto la serata del fuoriclasse che non smette di correre.

Real Madrid's Uruguayan midfielder #08 Federico Valverde celebrates scoring the opening goal during the UEFA Champions League last 16 first leg football match between Real Madrid CF and Manchester City at Santiago Bernabeu Stadium in Madrid on March 11, 2026. (Photo by Pierre-Philippe MARCOU / AFP)
Valverde giocatore monumento del Real Madrid (che si sentiva incompreso da Xabi Alonso). Il City è l’ombra di sé
Federico Valverde uno e trino. Il centrocampista uruguaiano è un calciatore straordinario, monumento del Real Madrid. Quattrocentista puro, ma non sfigurerebbe nemmeno sugli ottocento (come Juantorena). È uno dei superstiti del grande Real Madrid di Carlo Ancelotti. Squadrone che ha perso Modric, Kroos, Carvajal non è più lo stesso, Bellingham è infortunato. Manca anche Mbappé che va sempre citato anche se è allo stesso tempo doveroso ricordare che con lui in campo questa squadra non ingrana praticamente mai.
Stasera si è rigiocata – per l’ennesima volta – Real Madrid-Manchester City, ormai un classico della Champions. Il Real era dato in crisi, in rottura prolungata. La cura Arbeloa ha dato i suoi frutti, ha evitato il peggio dopo il thiagomottismo di Xabi Alonso. Ma per i miracoli bisogna attrezzarsi. A meno che tu non abbia in serata straordinaria un extraterrestre di nome Federico e di cognome Valverde. Ha giocato esterno destro, più alto che basso, un po’ come lo faceva giocare Ancelotti che lo impiegò così anche nella prima finale di Champions e lui da quella posizione firmò l’assist per il gol di Vinicius. Con Xabi Alonso il centrocampista non si è mai capito, i due non si sono presi. Lo arretrava spesso e volentieri a terzino.
Arbeloa ha un grande merito, è di casa. Conosce il Real Madrid. E sa che la Castiglia non è terra di rivoluzioni. Così come non è terra per chi ha l’ambizione di inventare calcio. Lì si gioca a calcio perché il calcio da quelle parti è sempre esistito. Non si inventa nulla. A proposito, non male quell’Huijsen regalato dallo juventino Giuntoli: ha avuto una stagione complicata ma stasera era tirato a lucido. Valverde ha segnato tre gol in ventitré minuti. Un gol da ala pura, vecchio stile: stop a seguire su laico di Courtois (orrore!), ampia falcata, pallone sotto le braccia di Donnarumma che non allunga la mano per paura di essere fuori area (ma era in area) e gol da posizione defilata. Grande gol ma è solo l’inizio. Il secondo è un diagonale di sinistro su imbucata di Vinicius: una rete alla Tardelli. E il terzo è un capolavoro, calcio allo stato puro. Assist delizioso di Brahim, stop a seguire in area di Valverde: uno stop-cucchiaio per superare l’avversario e poi destro al volo imparabile per Donnarumma. Una rete maradoniana. Il resto è stata la solita corsa, il solito dinamismo, l’inesauribile voglia di sacrificarsi. Valverde ha appena 27 anni ed è già un monumento del Real Madrid. La festa è stata rovinata dal rigore sbagliato da Vinicius. Il Manchester City è parso l’ombra di sé. Ma ha ancora il ritorno. Non è completamente chiusa.









