Pato: “In Brasile i tifosi vogliono vincere anche giocando male”
Ad Athletic: "Vogliono arrivare in finale, il talento non basta più. Prima il calcio era come la musica classica, oggi è diventato più fisico. Ero nello spogliatoio con Maldini, Kakà e Ronaldo e Ancelotti fece alzare tutti quando entrai: pensai che questo era il rispetto".

Db Milano 06/11/2012 - Champions League / Milan-Malaga / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Alexandre Pato
L’ex calciatore del Milan Alexandre Pato ha ripercorso la sua carriera in un’intervista ad Athletic, dove ha raccontato anche come sia cambiato il calcio di oggi rispetto a vent’anni fa. Arrivò in rossonero nell’estate del 2007, esordendo l’anno successivo e segnando il suo primo gol contro il Napoli, alla prima presenza col Milan.
Le parole di Pato
“Nello spogliatoio, alla mia destra, c’era Paolo Maldini. Davanti a me, Kaká e Ronaldo. Era una squadra di leggende, i giocatori che per tutta la vita avevo finto di impersonare alla PlayStation. Ancelotti disse a tutti di alzarsi quando entrai. Ogni giocatore venne da me a salutarmi. Pensai: “Wow, questo è rispetto”. Puoi essere il migliore al mondo, ma resti umile, rispetti gli altri“.
Pato non è riuscito ad essere quella stella del calcio che tutti si aspettavano, a causa dei troppi infortuni che lo hanno fermato. Dopo sei anni in rossonero, la sua carriera è continuata in Cina e in Brasile, ma anche esperienze flop come col Corinthians, Chelsea, Villarreal e Orlando City. In totale ha segnato 189 gol in 500 partite. Sul calcio moderno ha dichiarato:
“Non credo potresti dire a Ronaldinho di seguire il numero 8 avversario“.
All’età di 11 anni giocò la sua prima vera partita, e sei anni dopo firmò per il Milan campione d’Europa:
“In Brasile, se fai qualcosa di speciale, ti chiamano il nuovo Pelé o il nuovo Ronaldo. Ma io non mi sono mai sentito il nuovo Ronaldo. Giocavo perché amavo il calcio“.
Ha subito 16 infortuni solo con la maglia rossonera:
“Gli infortuni sono una delle parti più difficili del calcio. La gente vede solo la partita, non i lunghi recuperi. Giocavo due partite e mi fermavo di nuovo. Non credevo più in me stesso. Provare a sprintare a 35 km/h senza un recupero completo… è normale farsi male“.
Ha trovato successivamente conforto nella fede e nella sua forza mentale:
“Devi capire i contratti, i tuoi soldi, chi sono davvero i tuoi agenti. Non puoi lasciare che gli altri decidano tutto. Prima il calcio era come la musica classica… oggi è più fisico, più duro. Se non corri e non segui le indicazioni, sei fuori. Il talento non basta più“.
Sul Brasile che dovrà affrontare quest’estate i Mondiali, Pato ha dichiarato:
“Spero che Neymar sia al 100%, ma se non lo è, punterei su Raphinha, Vinícius e Cunha. Il Brasile sarà sempre talento, ma oggi non basta più. Il calcio è cambiato. I tifosi vogliono vincere, anche giocando male. Vogliono solo arrivare in finale“.











