Bastoni trascina l’Italia fuori dal Mondiale, Gattuso fallisce ancora

Fuori ai rigori. In dieci uomini dal 43esimo per l’espulsione dell’interista. Chissà se stavolta il calcio italiano vorrà ripulirsi (noi crediamo di no). Gattuso aveva già cominciato a elogiare la sua Nazionale

Bastoni

Db Zenica 31/03/2026 - spareggio qualificazioni Mondiali 2026 / Bosnia Erzegovina-Italia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pio Esposito

Il dio del calcio ha voluto così. L’Italia fuori dai Mondiali. Va fuori ai rigori dopo aver giocato in dieci uomini il secondo tempo e i due supplementari. L’imputato è uno solo: Alessandro Bastoni. Il processo possiamo definirlo inutile. Bastoni si è fatto buttare fuori alla fine del primo tempo per un fallo sull’avversario lanciato a rete. L’Italia era in vantaggio 1-0. La partita ha cambiato e lì l’Italia ha perso il Mondiale. Ci saranno polemiche per l’arbitraggio ma insomma, contano poco.

Bastoni. Proprio lui, il protagonista dell’episodio più discusso della Serie A, quella simulazione con esultanza che ha indirizzato il campionato. Fischiato in tutti gli stadi italiani, è stato difeso per settimane quasi a reti unificate. Perché, diciamocelo, in questa disfatta anche la narrazione buonista-ipocrita del calcio di casa nostra ha la sua porzione di responsabilità.

L’Italia ha giocato la ripresa in dieci uomini (secondo alcuni in nove vista la condizione disastrosa di Dimarco sostituito da Gattuso solo al 90esimo). L’ha giocata all’italiana in purezza. Tutti dietro e tutti a pregare. Lo schema ha funzionato fino al 79esimo quando è arrivato il pari di Tabakovic (polemiche per il tocco di braccio di Dzeko). Prima e dopo, parate sparse di Donnarumma.

Bastoni ovviamente si è preso e si prenderà la scena e almeno per qualche giorno oscurerà le responsabilità che vanno da Gravina in giù. Responsabilità che ovviamente non possono non riguardare Gennaro Gattuso che è per certi versi l’emblema del nostro calcio. Dove la meritocrazia è considerata un insulto, un accessorio grottesco. Tutto è consorteria, lobbismo, cuginanza. Gattuso da sempre gode di buona stampa come se da allenatore avesse vinto un paio di Champions e almeno tre campionati. Sintetizzando, ha fallito pressoché ovunque. Ha vinto una Coppa Italia a Napoli (forse la sua esperienza migliore, abbiamo detto tutto), e poi ha collezionato esperienze negative in panchine di seconda o terza fascia. Ora, per carità, non è lui il principale responsabile. Ma non si capisce in base a quali meriti la panchina della Nazionale sia stata affidata a lui. Delle scelte di stasera, meglio non parlare. Palestra, entrato a inizio secondo tempo, aveva un altro passo rispetto a tutti.

L’altro giorno, peraltro, Gattuso non era riuscito a tenere a freno l’ego e aveva cominciato a magnificare la crescita della Nazionale in questi sette mesi. Francamente di cattivo gusto nei confronti del predecessore Spalletti. Fatto sta che è andata male. Malissimo. L’unica differenza è che adesso c’è il capro espiatorio. E abbiamo il sospetto che stavolta sarà difeso meno del solito.

È finita ai rigori. Errori di Pio Esposito e Cristante. L’Italia è fuori dal Mondiale. Facciamo fatica a credere che qualcosa possa cambiare. È giusto che il calcio italiano non vada ai Mondiali. Come diceva Albert Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare – da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette da tennis.

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