Lobotka l’anima del Napoli che non è diventato mito. «Le partite vanno sempre come dice Conte, cura ogni dettaglio»
The Athletic intervista lo slovacco. In Europa è il calciatore che perde meno palloni. «Il mio gioco come gli scacchi? Ma negli scacchi sei seduto»

Ni Napoli 17/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Sassuolo / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: esultanza gol Stanislav Lobotka
Stan Lobotka non ha altarini, né reliquie esposte dietro un vetro come Maradona. Eppure, sui muri scrostati dei Quartieri Spagnoli, accanto al volto familiare di Marek Hamsik, c’è un Subbuteo che racconta il Napoli tornato campione dopo Maradona. In mezzo a quelle miniature c’è anche lui: slovacco di nascita, napoletano per scelta, catalano per modo di intendere il gioco. The Athletic, con James Horncastle, lo ha incontrato andando alle radici della storia del centrocampista del Napoli
E’ il più catalano dei centrocampisti europei
“Da anni ormai, il minuto slovacco è costantemente uno dei centrocampisti più resistenti al pressing in Europa. Quando Athletic gli mostra i dati di SkillCorner sulla sua capacità di mantenere il possesso sotto pressione, Lobotka risponde con timidezza: «Sono davvero sorpreso di essere così bravo». È l’ennesimo segno della duratura influenza spagnola su Napoli. Quando il Barcellona ha affrontato recentemente il Napoli, a Xavi è stato chiesto chi avrebbe voluto che il suo vecchio club acquistasse tra gli avversari. «Direi Lobotka», ha risposto. «Mi piace il suo stile di gioco a centrocampo. Perde pochissimi palloni. Mi piacerebbe vederlo in un club come il Barça. Spicca davvero».”
“Eppure, pur facendo parte del ristretto gruppo di giocatori capaci di vincere due scudetti con il Napoli, Lobotka non ha mai ricevuto il riconoscimento mediatico di chi è stato campione una sola volta con i partenopei, come Khvicha Kvaratskhelia e Victor Osimhen nel 2023 o Scott McTominay lo scorso anno. «Sono pazzo di giocatori come lui», ha detto Cesc Fabregas dopo il 3-1 del Napoli sul Como allo Stadio Maradona nella scorsa stagione. «Se potessi, giocherei con 11 Lobotka. È un giocatore superlativo».”
In Slovacchia era difficile ma nessuno gli ha detto sei piccolo
“Lobotka elabora tutto in continuazione. È come una partita a scacchi. «Ma gli scacchi sono più facili», sorride. «Perché sei seduto e pensi». Nel calcio, invece, sei sempre in movimento.”
“A Napoli, Lobotka è diventato un regista, termine italiano preso in prestito dal cinema. Significa «direttore del film», e lui è stato il Paolo Sorrentino delle squadre scudettate di Spalletti e Antonio Conte. La sua stima per Conte è altissima. «Ho parlato con Milan Skriniar, mio compagno nella nazionale slovacca, che ha giocato con Conte all’Inter. Mi ha detto: “Non sarà facile, ma se fai tutto quello che vuole, a fine stagione avrai successo”». È stata la preparazione estiva più dura della mia vita. Ero distrutto. Ma sono diventato più forte fisicamente e mentalmente. Tutto aveva un senso».”
“«Il modo in cui ci prepara per ogni partita. Va tutto esattamente come dice lui», spiega Lobotka. «Rende tutto più semplice per i giocatori. Il mister mi ha migliorato tantissimo, soprattutto senza palla, ma anche con la palla… per esempio su come controllare il pallone quando sono da solo, su che lato girarmi. Piccole cose che ti fanno riflettere. Le provi in allenamento e poi in partita succedono davvero. Vedi che aveva ragione e questo ti dà fiducia».”
Pronta la sfida a McTominay sul campo della Ryder cup di golf
“Nel poco tempo libero che ha, Lobotka ama giocare a golf: «Forse diventerò come Gareth Bale», sorride. Il 31enne vorrebbe fare una partita con McTominay al Marco Simone di Roma, dove si è giocata la Ryder Cup 2023. «Non so che handicap abbia. È scozzese e se gioca a golf come gioca a calcio, di sicuro mi batte».”
“«Per me Napoli è come una seconda casa», dice. «Mi sento napoletano perché sono qui da tanti anni. Il cibo è incredibile. La città, le persone, la mentalità. Sono davvero felice qui». Vincere lo scudetto a Napoli non è come vincerlo a Torino o a Milano. Porre fine a un’attesa di 33 anni… farlo senza Maradona… come dice Lobotka: «È come se qualcuno avesse salvato il mondo. Ho visto come la gente festeggiava ogni giorno. Era tutto chiuso perché avevamo vinto. Ovunque andassi mi sentivo come il presidente del Paese. “Grazie, Lobo!”».”











