La paura di tirare un calcio di rigore non passa mai: David, Nzola, De Gregori e il peso della responsabilità
Il Giornale scrive: solo il 77% dei 52 rigori è stato decisivo. «Giocatori a cui è attribuita pressione importante, segnano il 65% delle volte»

Mg Torino 03/01/2026 - campionato di calcio serie A / Juventus-Lecce / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: rigore Jonathan David
La paura di tirare un calcio di rigore non passa mai: David, Nzola e De Gregori
Ma che succede ai rigoristi? Dopo il rigore di Jonathan David contro il Lecce, ieri è stato il turno di Nzola che ha passato il pallone al portiere del Como Butez e pare che il Pisa lo tagli (Giardino, l’allenatore, non vuole più vederlo nemmeno in fotografia). I calciatori sembrano immobilizzati, come attanagliati dalla paura. È la sindrome del foglio bianco. Come quei sogni in cui sei nel deserto e non riesci a parcheggiare. Sei di fronte a un’impresa più grande di te: da solo, in uno stadio immenso, tutti gli occhi addosso e devi buttare quella maledetta palla dentro ma di fronte hai un portiere che sa quasi tutto di te, sa quello che pensi, conosce i tuoi rigori precedenti. E allora prende il sopravvento la frustrazione. Non ce la farai mai, rinunci (parente del cavallo di Totò lascia o raddoppia) ma invece di alzare la mano e dire: “scusate ma non ce la faccio, quel pallone non riuscirò mai a buttarlo in rete”, ti consegni al destino. Già sconfitto ancora prima di tirare.
Di questo e di altro scrive Il Giornale che parte da David (ieri c’è stato anche Nzola) definendo il suo imbarazzante rigore contro il Lecce
l’ultimo di una serie di imprecisioni che nella stagione in corso ha reso decisivo solo il 77% dei 52 rigori, contro la media del 19% di errori dell’ultima decade di A.
E poi parla Samuele Robbioni ex mental coach del Como:
«Il fatto è che si standardizza la delega delle responsabilità, ma non tutti sono allenati per assumersela. È come se un chirurgo chiedesse al tirocinante: te la senti di fare un’operazione a cuore aperto? Manca tantissimo il rispetto delle gerarchie, tra l’altro oggi in cui l’aspetto social e mediatico incide tantissimo», trasformando la responsabilità in un peso e il penalty in uno psicodramma. «Giocatori a cui è attribuita pressione importante segnano il 65% delle volte, percentuale che sale all’89% quando questa pressione formale non è riconosciuta». Se un rigore può determinare il jolly per la vittoria, poi, «nel 92% dei casi sarà gol, mentre se si calcia per evitare una sconfitta, il successo scende al 62%».











