De Laurentiis non si è mai sentito dire «ho sbagliato» da Conte, la preparazione ad esempio (Libero)
Conte è un maestro nel reagire alle difficoltà di campo, ma non sembra capace di prevenirle. Un grande allenatore, ma non un altrettanto grande manager. E ora rischia il quarto posto

Db Milano 01/12/2025 - Gran Gala' del Calcio Aic 2025 / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Antonio Conte
“Gli infiniti alibi di Conte non reggono più”: titola così il quotidiano Libero, roccaforte editoriale dell’interismo, che si dedica ad Antonio Conte nemico numero uno del popolo nerazzurro. Ancora brucia lo scudetto vinto lo scorso anno dal Napoli e ora – ad azzurri usciti dalla lotta scudetto – a Libero si prendono la rivincita. Scrivendo peraltro considerazioni anche condivisibili sulla gestione di Conte nel secondo anno di Napoli.
Scrive Libero con Claudio Savelli:
Visto che «le aspettative si alzano quando c’è lui in panchina», sarebbe doveroso chiedere spiegazioni della gestione sul lungo periodo, della strategia di approccio alla stagione con il doppio impegno, della pianificazione. Dovrebbe essere il Napoli, ovvero De Laurentiis, a farlo. E così sarà, a fine stagione. Mai si è sentito dire «abbiamo sbagliato» la preparazione, ad esempio. O la gestione delle risorse quando c’erano.
Conte è un maestro nel reagire alle difficoltà di campo, ma non sembra capace di prevenirle. Un grande allenatore, ma non un altrettanto grande manager. È magistrale nel cambiare modulo e trovare disposizioni che facciano rendere la squadra nell’immediato, ma non nell’evitare che via via le risorse vengano a mancare. Perché seleziona troppo e si fida poco. Non riesce a dare fiducia a ragazzi che prima non ha plasmato secondo il suo stile di gioco perché crede nei meccanismi di gioco da lui ideati più che negli interpreti. In sé più che negli altri. Era così per Eriksen all’Inter, lo è stato per Neres a Napoli, come poi per Lang, Gutierrez, Beukema. Gente che poteva dare respiro a quelli che poi si sarebbero fatti male, lasciandolo in braghe di tela.
La permanenza ai massimi livelli conta più di un singolo trofeo nel calcio contemporaneo, e si intende la presenza fissa in Champions League, competizione che Conte ha oggettivamente affrontato male e che ora, con Roma, Juventus e Como in ascesa, rischia di perdere. A dirlo è stato lui stesso dopo il Copenaghen, definita «partita da vincere a prescindere dagli alibi» degli infortuni.










