Intervista alla Gazzetta: «Sbagliai ad andare via da Napoli ma volevo giocare di più. Maradona mi disse: “resta, il futuro ti appartiene”

Ciro Muro: «Quando Maradona lesse una mia frase e mi chiese: “davvero preferisci Zico?”»
Ciro Muro intervistato dalla Gazzetta dello Sport, a firma Antonio Giordano. Muro è stato uno dei protagonisti del primo scudetto. Ovviamente (c’era Diego) giocava poco. E per questo, se ne andò. Andò alla Lazio. Nella stagione 86-87 giocò da titolare contro l’Avellino per la squalifica di Maradona.
Scrive la Gazzetta:
Vinse lo scudetto, ma voleva giocare di più: «Mi chiamavano Murodona, quando però è iniziata la discesa è stato impossibile rialzarsi. Ho buttato via due biglietti vincenti della lotteria…».
Ciro, ci pensa, avrebbero potuto (magari) cantare: «Ho visto Murodona»?
«Non arrivo a questo ma una volta un titolo del genere mi venne dedicato da un giornale: “Murodona”. Fu dopo un gol a Firenze, su punizione».
E lei, commentandolo, disse: “penso di avere più tendenza a fare lo Zico o qualcosa del genere”.
Ciro Muro: «Poi Diego arrivò in ritiro, era seduto vicino a me. Per cortesia, mi passi il sale… Glielo diedi in mano. No, si poggia sul tavolo. Era scaramantico, sa… È vero che preferisci Zico? No, non è così, ho dichiarato altro, non mi sarei mai permesso….Vabbè, dopo mi vedrai in allenamento».
Lo vide e…?
«Gli andai incontro: sei inimitabile. Ma io non ho fatto confronti. Sorrise. E rimanemmo chiusi in albergo, perché dal momento in cui era arrivato lui, non si poteva più uscire, fuori erano in migliaia».
Ciro Murodona che ha combinato?
«Ho preso per due volte il biglietto vincente della lotteria e l’ho strappato. La prima, quando decisi di andar via da Napoli e passare alla Lazio in B: volevo giocare, con lui davanti e in quella squadra ci riuscivo ma non come sognavo io, che puntavo a diventare il Totonno Juliano del Napoli. Diego mi parlò: resta, il futuro ti appartiene, vedrai che ci sarà modo… Avevo un contratto quinquennale».
Però alla Lazio andò bene.
Ciro Muro: «E lì feci la seconda sciocchezza. Eravamo stati promossi in Serie A, c’erano Ruben Sosa, Dezotti, Gutierrez, Paolo Di Canio. E c’era chi diceva: qua il sudamericano sei tu. Mi telefona Gigi Simoni, mi invita ad andare a Cosenza, io avevo ancora tre anni con la Lazio. Dissi di sì. E non ce l’ho fatta più a tornare tra i grandi. Potevo starci, ma chi sbaglia paga e io non contento del primo errore ne commisi un altro. Avessi dato ascolto a Diego, a mio padre che non voleva andassi via da qui…».