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Borriello: «Di papà ucciso dalla camorra non ne ho mai parlato da giocatore, non mi piace essere commiserato»

Al Messaggero: «I miei padri nel calcio? «Sono due. Ariedo Braida ed Enrico Preziosi. Poi Gasperini è quello che mi ha dato la spinta tecnica».

 

Borriello: «Di papà ucciso dalla camorra non ne ho mai parlato da giocatore, non mi piace essere commiserato»

L’ex bomber gira Serie A, Marco Borriello, ha rilasciato una lunga intervista all’edizione odierna de Il Messaggero, in cui ha parlato anche del dramma del padre ucciso dalla malavita e il desiderio di tornare alle sue origini e nel suo quartiere dove ha trascorso l’infanzia, Barra.

«Ho tanti luoghi del cuore. Napoli e dintorni, vicino Cassino, a Valvori, dove ho vissuto la mia infanzia, lì c’è mamma e il cimitero di papà. Poi la vita mi ha portato altrove, e mi sono sempre adattato. Della storia della morte di papà ucciso dalla camorra non ne ho mai parlato da giocatore perché non mi piace essere commiserato. A sostituire la sua figura paterna sono stati Alfonso Manganelli e Pasquale Miele, che avevo nella scuola calcio. Poi mio zio Eduardo. Nel futuro penso di tornare nella mia città, mi è stato proposto un progetto per i bambini della scuola calcio del mio quartiere. Più un’iniziativa sociale, che non calcistica».

L’ex attaccante  ha parlato anche del suo Milan, evidenziando i limiti attuali: «Ha ottimi giocatori, non penso però siano amalgamati bene, non sono squadra. Manca l’anima che ha il Napoli. Gli azzurri, l’Atalanta, l’Inter e persino la Juventus sono più avanti del Milan».

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Sulla Juve: «Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro. Forse Vlahovic non è adatto, pur essendo un signor giocatore, al suo gioco. Per quel tipo di calcio c’è bisogno più di uno come Zirkzee penso».

Una riflessione anche sugli attaccanti presenti in Serie A: «Da Retegui a Vlahovic e Lautaro, sono tutti bravi ma forse non ci sono quei fuoriclasse come Batustuta, Weah, Del Piero, Trezeguet, Vieri, Shevchenko».

Ha parlato anche di attualità:

«Oggi nella vita vedo gente, faccio cose. Non sono legato a nessuno. Procaccio affari. Un esempio? Ho consigliato Zaniolo all’Atalanta, a Gasperini. Quella della Dea è una storia meravigliosa. Non sono un agente, nemmeno mi piace esserlo. Do una mano. Cerco di portare le mie esperienze, anche nell’Ibiza. Milan di Fonseca? Ha ottimi giocatori. Non penso però che siano amalgamati bene, non sono squadra. Manca l’anima che ha il Napoli. Gli azzurri, l’Atalanta, l’Inter e pure la Juventus sono più avanti dei rossoneri».

Chi sono stati i suoi padri nel calcio? «Sono due. Ariedo Braida ed Enrico Preziosi. Poi Gasperini è quello che mi ha dato la spinta tecnica».

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