Al CorSera: «“Andiamo a Berlino!” è la mia frase più iconica, è diventata anche un modo di dire. Euro 2024? Ho tanta fiducia in Spalletti».

Dopo l’avventura a Pechino Express con la figlia Eleonora, il telecronista Sky Fabio Caressa ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera.
L’intervista a Caressa
Come succede che la voce del calcio decide di partire con sua figlia per un viaggio avventuroso?
«Siamo grandi fan di Pechino e ci dicevamo: “Pensa come sarebbe bello farlo?”. Lo seguivamo tutti in famiglia, ma io e Eleonora eravamo i più assidui. Siamo partiti con l’idea di fare una gara e vivere un bel rapporto tra di noi. La nostra complicità è stata importante da un punto di vista valoriale. Ci aiutiamo e sosteniamo. Il fatto che sia emerso tutto ciò, anche nei momenti di difficoltà, non era scontato».
E i telespettatori hanno gradito molto.
«Vedere un bel rapporto padre-figlia ha solleticato l’emotività della gente».
Si è molto arrabbiato per l’eliminazione da Pechino — votati dalla coppia dei Pasticceri, composta da Damiano Carrara (suo amico) e il fratello Massimiliano — e non l’ha nascosto…
«Sono rimasto deluso, ma alla fine è una gara, finisce lì. Mi dispiaceva per Eleonora, ci stavamo divertendo».
Tra poco ci saranno gli Europei di calcio…
«Ripongo grande fiducia in Spalletti, ha fatto cose importanti. E ha espresso bene il concetto che ci sono valori da rispettare per essere in quel gruppo. Spalletti ha criticato chi passava la notte a giocare con la playstation e Scamacca ha deciso di buttarla».
Qual è la frase che ha «urlato» nelle partite più importanti che meglio la rappresenta?
«Sicuramente “Andiamo a Berlino!” al termine della semifinale Italia-Germania nel 2006. Ci sono generazioni che non erano neanche nate e conoscono quella frase, è diventata anche un modo di dire».
Lo farete prima o poi un programma lei e sua moglie Benedetta?
«È il sogno della nostra vita: aprire le telecamere sulla nostra cucina e soggiorno. Siamo orgogliosamente una famiglia media: calcio, cucina, figli. Mentre Benedetta sta ai fornelli, io guardo l’eredità, giochiamo, aperitivo, poi arrivano i ragazzi».