L’attaccante polacco alla Gazzetta parla del suo impero del Kebab: «La scelta del settore è come la scelta di un club. Ti guardi intorno e ti lasci ispirare. Il kebab è il cibo della mia adolescenza»

La Gazzetta dello Sport ha intervistato oggi Lukas Podolski, che dopo una vita da protagonista nei migliori club europei, oggi gioca nella Serie A polacca e… vende il kebab alle nuove generazioni. A 38 anni l’attaccante ex di Inter, Bayern e Arsenal parla del suo impero fatto di decine di ristoranti da gestire e introiti da capogiro.
L’impero del kebab
Il progetto Mangal Doener è nato nel 2018. È vero che con i kebab guadagna più soldi di quando era al top della sua carriera?
«Diciamo che, se proviamo a fare due conti… sì, possiamo dire di sì»
Com’è nata l’idea di puntare sul kebab? «La scelta del settore è come la scelta di un club. Ti guardi intorno e ti lasci ispirare. Il kebab è il cibo della mia adolescenza, quello che prendevo quando uscivo con gli amici oppure dopo aver vinto una partita. A Colonia, nei miei primi anni di carriera, c’era sempre un camioncino attrezzato per i kebab fuori allo stadio. Mi è sempre piaciuto e poi, durante gli anni al Galatasaray, ho approfondito la cultura e la tradizione turca. È diventata una passione»
Lukas Podolski e il calcio
La scorsa estate ha firmato un rinnovo triennale: per quanto vuole giocare ancora? «Quanti anni aveva Buffon quando ha smesso? Quarantacinque? Allora mi ritirerò a 46… (ride, ndr). Scherzi a parte, non lo so. Ho un contratto fino al 2025 ma proseguirò finché mi sento bene. Può essere prima, oppure dopo. Per ora non ho dovuto fare i conti con gli infortuni, perciò non ho intenzione di ritirarmi»
Nella sua carriera è stato sei mesi all’Inter e ancora oggi segue la squadra di Inzaghi. Le piacciono Lautaro e Thuram? «Seguo Marcus da quando giocava in Germania, è un calciatore importante. Fare coppia con Lautaro non era semplice, perché l’argentino è una macchina da gol e Thuram doveva trovare un altro modo per rendersi utile alla squadra. In questo è stato bravissimo: si sacrifica, sfrutta gli spazi, è attento in fase difensiva e aggiunge qualità alla manovra. L’Inter ha fatto un affare»