A “Repubblica”: «Altrimenti negli stadi continueremo a vivere vergogne del genere. Siamo di nuovo qui, per l’ennesima volta, a scandalizzarci per un episodio di razzismo»

Koulibaly, che ha vissuto in prima persona la crudeltà del razzismo in Serie A, ha mandato un messaggio di solidarietà a Maignan, dal ritiro in Coppa d’Africa.
Le parole del calciatore, riportate da “Repubblica”:
«Purtroppo siamo di nuovo qui, per l’ennesima volta, a scandalizzarci per un episodio di razzismo. Non è più il tempo delle parole, però: arrivati a questo punto ci vogliono i fatti. Altrimenti negli stadi continueremo a vivere vergogne del genere».
«Sono musulmano ed è il paese in cui sono felice di far vivere la mia famiglia. I soldi che guadagno mi serviranno per finanziare la mia fondazione in Senegal e costruire un ospedale pediatrico».
L’ex arbitro Gavillucci: «Io nel 2018 sospesi la partita per gli insulti a Koulibaly, e fui cacciato»
Claudio Gavillucci è l’arbitro che il 13 maggio del 2018 sospese Sampdoria-Napoli per i cori razzisti contro Koulibaly. Fu “punito”: finì estromesso dalla classe arbitrale. Fece causa, e grazie a lui si scoprì tra le altre cose che i referti non venivano compilati. Ci ha scritto anche un libro. Radio anch’io sport l’ha intervistato dopo i fatti di Udine: “Mi attenni alle disposizioni Uefa e Fifa, da quel momento invece in Italia cambiarono le procedute, sovvertendole. Ad oggi, rispetto agli altri Paesi europei in Italia l’arbitro non è più l’unico responsabile della sospensione della gara, ma è demandato tutto al responsabile della forza pubblica. Da quel 2018 qualcosa è cambiato. Sono contento di aver dato il La ad una fase di consapevolezza. Vedo le reazioni a tutti i livelli, oggi si riconosce che in Italia c’è il problema del razzismo“.
La vicenda Gavillucci
Gavillucci ricorda la sua vicenda: “Io non ho mai trovato la pistola fumante, qualcosa che indicasse che quella decisione fu il motivo della mia dismissione. Sicuramente ho trovato tanti elementi che non tornavano, e che poi ha avviato ad una rivoluzione interna nel metodo di valutazione degli arbitri. Oggi è molto più trasparente. Non ci dovrebbe essere una regola scritta, gli arbitri e tutti gli attori in campo dovrebbero essere guidati dal buon senso. L’atteggiamento di Maresca per Maignan è quello giusto, la comprensione per chi sta lì per giocare e invece si deve sorbire 90 minuti di insulti irripetibili”.