L’allenatore dell’Udinese non aveva capito i motivi della sospensione, Pioli lo esortava a prendere iniziativa contro i cori razzisti

Ieri sera il caso di razzismo contro Maignan, durante Udinese-Milan. La partita, finita 2-3 per i rossoneri, ha visto il Milan subito protagonista. Al 35′ arriva il fattaccio. Maignan dall’inizio della partita sente insulti razzisti provenire dalla curva dello stadio. La prima volta fa finta di niente, la seconda richiama l’attenzione del quarto uomo e dell’arbitro Maresca. Il direttore di gara, da quel momento in poi attiva la procedura di rito. Annuncio e minaccia di sospendere la gara. Tuttosport racconta gli attimi precedenti all’abbandono del campo di Maignan.
Il Milan lascia il campo, incomprensione tra Cioffi e Pioli
Tuttosport racconta i momenti prima dell’abbandono del Milan del campo:
“Maresca, comprendendo la situazione, attiva la procedura relativa ai casi di razzismo con la procura federale – presente a bordo campo con i suoi ispettori – che si è attivata andando a osservare da più vicino la curva bianconera. È il minuto numero 35’ quando il portiere rossonero va verso gli spogliatoi e Maresca sospende la partita. Maignan incrocia Federico Balzaretti, ds dell’Udinese, che subito gli indica la propria curva e Mike, con un cenno della testa, gli fa segno di sì. Theo Hernandez è il primo a consolare il proprio portiere e poi dà una sorta di “ordine” di entrare nel tunnel degli spogliatoi. Scintille verbali tra Cioffi , che chiedeva lumi sulla motivazione della sospensione, e Pioli che invece esortava l’Udinese a fare qualcosa. Pereyra, capitano friulano, è andato sotto la propria curva a parlare con qualcuno per smetterla“.
Maignan: «La Procura deve prendere decisioni molto forti. Invece non succede mai niente»
Le dichiarazioni rilasciate ieri sera da Maignan al termine di Udinese-Milan 2-3, riportate dal Corriere della Sera.
«Non si può giocare a calcio in queste condizioni. Bisogna rimarcare cosa sta succedendo nelle curve. Sono persone ignoranti, ma non sono tutti. Sono pochi, ma questo non deve succedere. Gioco con compagni amici, mi hanno fatto coraggio. All’intervallo ci siamo detti: torniamo in campo e vinciamo. Noi giocatori possiamo reagire solo così. Chi deve prendere decisioni molto forti è la Procura. Sentono le nostre parole e non succede mai niente. Se incontrassi questi razzisti cosa gli direi? In questo momento non voglio incontrare nessuno. Servono gesti forti».