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Corona a Spalletti: «È grave che parli di me e non si preoccupi dei suoi calciatori»

Su Instagram: «cerca di proteggere il suo lavoro e i suoi interessi. Ha un’idea povera dello sport, lo considera un business. Aveva ragione Pasolini».

Corona a Spalletti: «È grave che parli di me e non si preoccupi dei suoi calciatori»
Mg Bari 14/10/2023 - qualificazioni Euro 2024 / Italia-Malta / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti

Fabrizio Corona ha deciso di replicare nelle sue storie Instagram alle parole di Luciano Spalletti in conferenza, che alludevano a lui:

«Spalletti è entrato come parte in causa per cercare di proteggere il suo lavoro e i suoi interessi dalla destabilizzazione che deve aver provocato l’arrivo della procura a Coverciano. Il suo giudizio credo si poggi in parte sui tuoi trascorsi con il mondo del calcio e in parte sul fatto che nelle storie Instagram e negli articoli pubblicati viene parecchio enfatizzato il tuo compiacimento per i risultati dello scoop in termini di visibilità e potenziale denaro. La tua esuberante autoreferenzialità facilita le parti in causa (e i tuoi detrattori) a spostare il focus dell’attenzione dalla notizia a colui che dà la notizia.

E quindi che cada fango su Corona perché, paternalisticamente, i giocatori non sono più atleti professionisti, ma ragazzini fragili: da proteggere, poverini, dalla loro ricchezza. Che Spalletti però sposti l’attenzione su di te, non prendendo atto dei problemi che ha in casa, è abbastanza grave. Perché il suo ruolo ha una doppia dimensione, da un lato squisitamente tecnica, ma dall’altro anche simbolica e culturale. Per l’allenatore di una Nazionale lo sport (senza distinzioni tra alto livello e quello delle persone comuni) dovrebbe essere quella pratica che nobilita l’uomo dal punto di vista fisico e sociale.

Se diversi suoi calciatori sono ludopatici, è un problema serio e bello grosso che va responsabilmente affrontato nella comunicazione rivolta a milioni di spettatori. Invece sembra soltanto capace di liquidare il tutto con un bel consiglio ai suoi giocatori: attenti al lupo che vuole approfittare della vostra notorietà per accrescere la sua. Io non ho visto l’intera conferenza, ma se le sue affermazioni fossero solo queste, è certo che implicitamente fanno pensare allo sport solo come mero spettacolo e macchina del business. Al calcio come strumento di successo e ricchezza per ragazzini privilegiati; come diversivo e motivo di futile gioia per le masse; oppio del popolo.

Ed è forse questa idea così povera dello sport che contribuisce a rendere ludopatici questi ricchi e fragili ragazzini. Diceva Pasolini: d’altra parte tale oppio è anche terapeutico. Le due ore di tifo, aggressività e fraternità allo stadio sono liberatorie. Guai dunque a censurarlo questo bisogno. Ma c’è da chiedersi, però, cosa lo faccia generare in ludopatia».

LE PAROLE DI SPALLETTI ALLUDENDO A CORONA:

«I calciatori devono capire che sono personaggi famosi e che ci sono altri che diventano famosi andando a spiare e a sciacallare su di loro per avere pubblicità».

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