Al Guerin Sportivo: «S’incazzarono Boniperti e pure Zoff. Con l’Avvocato mi lamentai della 131». Oggi è proprietario del Billionaire

Il Guerin Sportivo racconta oggi la storia di Giancarlo Alessandrelli, nato nel 1952, il 4 marzo (stessa data di Lucio Dalla). Portiere di talento, una carriera iniziata con i migliori presagi nel vivaio della Juventus e poi seppellita da tre gol nell’unica mezzora giocata in campionato con i bianconeri dopo quattro anni vissuti da riserva di Dino Zoff.
La vita poi lo ha ripagato in altro modo. È diventato un imprenditore di successo, proprietario di locali vippeggianti (il Billionaire su tutti) e di negozi di moda tra la Costa Smeralda e la Toscana. Il tutto insieme alla moglie Daniela, sua compagna di vita da sempre.
E allora, entriamo subito in presa diretta e prendiamo la linea dal Comunale di Torino. Minuto 65. Dalla panchina bianconera si alza la paletta con il numero 1. Esce Zoff, una notizia clamorosa.
Alessandrelli: «Nei miei quattro anni alla Juve non era mai successo. Avevo giocato una decina di partite come titolare in Coppa Italia a fine stagione. Ne feci anche una in Coppa dei Campioni, contro i ciprioti dell’Omonia Nicosia nel 1977, a qualificazione ottenuta all’andata. In campionato non avevo mai giocato, nemmeno da dodicesimo. E così, anche quella domenica non mi aspettavo nulla, tanto che non mi portai nemmeno i guanti. L’unica cosa certa è che quella sarebbe comunque stata l’ultima mia partita con la Juventus. Era già deciso che sarei andato via, all’Atalanta».
Juventus-Avellino. Il cronometro è fermo al minuto 65.
«Visto che stiamo viaggiando con la macchina del tempo, torno un paio di minuti indietro. Noi avevamo già fatto una sostituzione, nel primo tempo era dovuto uscire Cuccureddu ed era entrato Cabrini. Rimaneva – queste erano le regole del tempo – solo la possibilità del cambio del portiere. Fu qualcuno dalla panchina che disse a Trapattoni: “Giovanni, questo ragazzo è all’ultima apparizione con la Juve, non lo fai entrare?”. Per la cronaca stavamo vincendo 2-0, peraltro in una partita per noi di nessun significato».
Procediamo
«Trapattoni allora fa un cenno a Zoff che dà il suo assenso. Io non credo ai miei occhi. Mi tolgo il pezzo superiore della tuta e inizio a saltellare davanti la panchina in attesa di entrare in campo. Ma non ho i guanti.
Corro dentro il campo, in diagonale, direzione nostra area di rigore. Zoff fa il percorso inverso. Il pubblico applaude, il sole è caldo. Ecco l’incontro con Dino, abbondantemente dentro il terreno di gioco. Mi dà i suoi guanti e il berretto. Sicuramente mi dice qualcosa, ma non sento nulla. Ho il cuore a mille e un’emozione così forte, mai provata nemmeno al debutto in serie A».
Da lì in poi, l’inferno
Alessandrelli: «L’Avellino fino a quel momento non aveva passato la metà campo. Me li trovo da tutte le parti. In venticinque minuti subisco tre gol. Potevo sicuramente fare meglio, ma la squadra non c’è. E quando torniamo negli spogliatoi a fine partita, ecco il marasma. Volano parole grosse. Dal mister ai dirigenti. Boniperti si arrabbia moltissimo, perfino il suo braccio destro Pietro Giuliano, di solito calmo e compassato, diventa una furia. Anche Zoff s’incazza. Non solo imprecazioni, ma pure qualche cazzotto agli armadietti».
Nell’estate del ’71 subito la Serie A.
«La Juve mi prestò alla matricola Ternana. A 20 anni ero il più giovane titolare del campionato in mezzo a Zoff, Albertosi, Castellini, Pulici. L’allenatore era Corrado Viciani, quello del “gioco corto”. Mi capitava di stare spesso al limite della nostra area, con i tifosi che mi urlavano impauriti di tornare in porta. Feci buone cose, parai pure un rigore a Chinaglia. E con i primi soldi, dodici milioni quell’anno, regalai una macchina a mio padre. Una Fiat 128».
Non una scelta a caso.
«Ero pur sempre di proprietà della Juventus (ride). Con l’Avvocato Agnelli poi c’era molta simpatia. Ricambiata. Ma quando c’era da fare una critica, non mi tiravo indietro. Una volta gli dissi che i finestrini della Fiat 131 erano difettosi».
Alcune curiosità su Zoff
«Con Dino siamo diventati amici da subito. Un rapporto vero e sincero. Con un paio di curiosità da svelare…La prima riguarda la serie dei rigori nei quarti di finale di Coppa dei Campioni con l’Ajax, 15 marzo 1978. Io ero dietro la porta e prima dei tiri degli olandesi Zoff si consultò con me. Due parati e uno fuori, Juve in semifinale. L’altra riguarda il campo degli affari. Eravamo soci, con noi c’era pure Marco Tardelli. Fondammo la Zat (acronimo delle nostre iniziali) e aprimmo un negozio di abbigliamento a Torino».