Il problema non è Potter, ma il Chelsea, un bizzarro miscuglio che manca di coerenza (Guardian)
Bisogna dargli del tempo. Questi sarebbero tempi difficili per qualsiasi allenatore, a Stamford Bridge, indipendentemente dalle esperienze pregresse
Db Milano 11/10/2022 - Champions League / Milan-Chelsea / foto Daniele Buffa/Image Sport
nella foto: Graham Potter
Forse il problema del Chelsea non è Potter, ma il Chelsea stesso. Lo scrive Jonathan Wilson sul Guardian.
“Il problema per qualsiasi allenatore quando passa a un grande club è che, fino a quando non ha avuto successo a quel livello, rimarrà sempre il sospetto che non possa avere successo a quel livello. È una delle difficoltà del gioco moderno: gestire un club d’élite, con i budget enormi, le grandi aspettative, la schiera di ego che necessitano di una manutenzione costante (che di questi tempi sembra valere per i tifosi tanto quanto per i giocatori), è una cosa molto diversa lavoro per gestire con pochi soldi le leghe. Come mi disse una volta un dirigente della Premier League, dicendo che il suo club avrebbe dovuto sostituire immediatamente l’allenatore che li aveva appena portati alla promozione, non si mette il tizio che gestisce il negozio all’angolo a capo di una multinazionale”.
Questo è vero, scrive Wilson, ma è anche vero che “i negozi d’angolo non diventano multinazionali da un giorno all’altro“. E allora come si fa a sapere chi può dirigere una multinazionale?
Graham Potter ha sempre svolto un lavoro esemplare, prima di arrivare al Chelsea.
“Si è dimostrato intelligente e adattabile, tatticamente ed emotivamente”.
Ma poiché Potter non ha mai lavorato prima a questo livello, perché non ha mai gestito questo livello di giocatori prima, con una sola vittoria nelle ultime otto partite di Premier League (e un percorso non particolarmente impressionante prima), la domanda è inevitabilmente quella: può ripetere il suo percorso con un superclub?
“Forse può, forse non può“. Ma c’è da riflettere anche sul Chelsea.
I terzini che sostituiscono Reece James e Ben Chilwell “non sono neanche lontanamente vicini alla loro qualità”.
“César Azpilicueta ha 33 anni e fa fatica ad alzarsi e abbassarsi, mentre Marc Cucurella sta soffrendo quella che è presumibilmente una crisi di fiducia: nervoso sulla palla e vulnerabile ai giocatori che gli corrono addosso, non assomiglia per niente al giocatore che era al Brighton. Anche N’Golo Kanté, Wesley Fofana e Mason Mount sono infortunati e il Chelsea non ha Raheem Sterling e Pulisic, pure fuori uso. Il resto della squadra, in parte a causa dell’eredità dell’era Roman Abramovich, in parte a causa della confusione delle sanzioni e in parte a causa di una mistificante baldoria estiva supervisionata da Tuchel esonerato, è un bizzarro miscuglio che manca di coerenza”.
Wilson conclude:
“Questi sarebbero tempi difficili per qualsiasi allenatore, indipendentemente dall’esperienza passata: può darsi che il problema non sia Potter ma il Chelsea”.
Potter non andrebbe condannato, bisognerebbe dargli del tempo.
"Mi è stato molto vicino quando mi sono infortunato, sia la prima che la seconda volta. Mi mandava messaggi, mi chiamava in ospedale sia lui che la moglie. Gestisce la squadra come un padre di famiglia".
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