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Gazzetta: senza Champions per la Juve sarebbe un disastro da 200 milioni

Dovrebbero liberarsi di Ronaldo che pesa 87 milioni tra stipendio e ammortamento. Per il Milan sarebbe un colpo ma non definitivo

Gazzetta: senza Champions per la Juve sarebbe un disastro da 200 milioni

La Gazzetta dello Sport fa i conti in tasca a Juventus e Milan: cosa significherebbe per i due club dover rinunciare alla Champions? Per i bianconeri sarebbe un disastro, per il rossoneri sarebbe inevitabile un ritardo nella crescita. Effetti pesanti in entrambi i casi, dunque, anche se il club di Agnelli avrebbe la peggio.

Il calcolo è presto fatto. La Champions assicura 45-50 milioni di premi minimi contro i 10-15 dell’Europa League. Sono poi da considerare gli effetti a catena su sponsorizzazioni, marchio e botteghino. Negli ultimi 9 anni la Juve ha sempre partecipato alla Champions ed ha costruito sui suoi premi il suo predominio in Italia.

“Dal 2012-13, stagione successiva al primo scudetto, a oggi i bianconeri hanno incassato circa 720 milioni di premi Uefa. Aggiungendo gli incassi al botteghino delle partite di coppa (circa 70 milioni), si arriva a quota 790 milioni su un totale di 3,3 miliardi di ricavi, al netto del trading. Ciò significa che la Champions pesa un quarto del fatturato operativo, con i premi Uefa a incidere mediamente per 80 milioni sul bilancio”.

Per quanto riguarda gli sponsor, il nuovo accordo con Jeep prevede che in caso di mancato accesso alla Champions il compenso si riduca di 2 milioni.

In definitiva, la mancata Champions creerebbe, alla Juve, “un buco di bilancio non indifferente”.

“Dopo il deficit di 90 milioni del 2019-20, questa stagione potrebbe chiudersi con un rosso di almeno di 200 a meno di non realizzare plusvalenze a giugno e ulteriori spalmature degli stipendi. Perdite che in prospettiva tenderanno a erodere il patrimonio netto e a bruciare il tesoretto dell’ultimo aumento di capitale da 300 milioni”.

Se venissero a mancare i premi Champions, la situazione si complicherebbe ulteriormente. Bisognerebbe rivedere il piano 2019-24, già riprogrammato a causa del Covid. Occorrerebbero pesanti sacrifici ed Exor potrebbe essere costretta a un nuovo intervento. L’unico modo per colmare il buco sarebbe liberarsi di Ronaldo, che pesa 87 milioni tra stipendio e ammortamento.

La situazione del Milan è diversa. Da tempo ha avviato una politica improntata sui giovani, per ridurre le spese e costruire un progetto duraturo. Ma senza la Champions il piano di Elliot si complicherebbe.

“Il fondo ha rilevato il club nel 2018 a un prezzo favorevole (i 180 milioni non rimborsati da Li Yonghong) ma poi ha iniettato massicce risorse nelle casse per ripianare le perdite di gestione che, nonostante il ridimensionamento dei costi, continuano a essere rilevanti. Fino allo scorso ottobre i versamenti in conto capitale ammontavano a 526 milioni: aggiungendo i 180 di prestito all’ex proprietario, l’esposizione del fondo d’investimento sull’operazione rossonera era di circa 700 milioni (nel frattempo aumentata per le ulteriori iniezioni di equity). Se tardasse il ritorno in Champions, tarderebbero anche il riequilibrio contabile e lo sviluppo dell’azienda Milan. Dal punto di vista finanziario il club avrebbe comunque margini di manovra, visto che l’indebitamento netto è di soli 104 milioni. Tuttavia, ci sarebbero due conseguenze per Elliott: dover continuare a investire e spingere ancora più in là l’appuntamento con la valorizzazione dell’asset”.

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