ilNapolista

I rigori sono una questione religiosa: nei Paesi cattolici si simula quasi il doppio

Secondo un autorevole studio di scienze politiche c’entra il collettivismo della società: nei Paesi più individualisti c’è più onestà e quindi si bara di meno anche nel calcio

I rigori sono una questione religiosa: nei Paesi cattolici si simula quasi il doppio

Il calcio di rigore è una questione religiosa. Non un atto di fede, ma proprio un fenomeno statisticamente rilevabile. Nei Paesi più religiosi, in particolare quelli cattolici, se ne fischiano molti di più. C’entra la propensione della società a barare. Almeno secondo uno studio pubblicato da una prestigiosa rivista internazionale di scienze politiche intitolato “The Cultural Origins of Cheating in Soccer”, le origini culturali del baro nel calcio.

Gli autori dello studio, i professori Ignacio Lago (UPF) e Carlos Lago-Peñas (UVigo), scrive La Vanguardia, hanno messo in relazione le statistiche sui calci di rigore assegnati in 20.730 partite in 30 campionati nazionali in Europa tra il 2017 e il 2020 col fattore sociale, in particolare quello religioso e culturale. Ne vien fuori in Polonia o in Spagna – società cattoliche – si fischiano quasi il doppio dei rigori che in Norvegia o Danimarca.

Un dato che secondo i ricercatori ha a che fare col livello di individualismo di ciascuna società. “Più è collettivista la cultura di un paese, più è probabile che i calciatori si lancino intenzionalmente in area per ottenere un rigore”.

Il vantaggio di giocare in casa, la propensione dell’arbitro a favore delle squadre locali e/o più vincenti, e le qualità di ciascuna squadra sono ovviamente tutti fattori determinanti, ma queste “variabili” non riescono a “spiegare le enormi differenze che si registrano tra i campionati nazionali”. Ad esempio, nelle stagioni dal 2017 al 2020 del campionato polacco “veniva assegnato un rigore ogni 230 minuti” (cioè circa ogni due partite e mezzo), mentre nel campionato norvegese “solo ogni 389 minuti”, uno ogni quattro partite. La media dei 30 campionati europei analizzati è di 294,8 minuti.

“Più persone in un paese pensano che la religione sia importante nella loro vita quotidiana, più frequenti sono le sanzioni nel campionato di calcio corrispondente”. Questa variabile va dal 17% della popolazione in Svezia all’84% in Romania. Al contrario, nei paesi dove la religiosità è bassa e regna l’individualismo, l’“onestà intrinseca” del cittadino è più forte e tale atteggiamento verrebbe trasferito al campo di calcio. In altre parole, “gli individui si assumono più responsabilità delle loro azioni nelle culture individualistiche che nei collettivisti”.

Per gli autori dello studio “poiché l’inganno dei calciatori in area di rigore è un comportamento disonesto”, tale comportamento avrà maggiore sostegno nelle culture “dove i giocatori non si sentono responsabili delle loro azioni e attribuiscono la responsabilità del loro imbroglio agli arbitri e agli allenatori”.

Questa affermazione potrebbe cozzare con il fatto che le squadre di calcio sono sempre multiculturali, ma l’esperienza pratica “sui processi di integrazione dei nuovi arrivati ​​in squadra” mostra che lavorare insieme all’allenatore e al resto della squadra “consente ai nuovi giocatori di comprendere la cultura e le regole della squadra, compreso barare in area di rigore quando è tollerato”.

ilnapolista © riproduzione riservata