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Osimhen il bomber nigeriano che sa che cosa sono il dolore e la povertà

Ha perso la madre a sei anni, vendeva acqua ai semafori. A Lille l’esplosione. È veloce, sembra sgraziato ma vede la porta

Osimhen il bomber nigeriano che sa che cosa sono il dolore e la povertà

La prima impressione inganna. Guardarlo correre, ad esempio, non è una bella vista. Victor Osimhen ha un’andatura un po’ dinoccolata, sembra che quelle gambe lunghissime ad un certo punto vadano da sole, quando supera l’avversario al doppio della velocità. L’estetica dopotutto non ha mai contato troppo, non è una priorità per chi ha affrontato dolore, povertà e malattia. Osimhen è nato alla fine dell’anno 1998 a Lagos, ma ha già vissuto tante vite.

Rimasto orfano della madre a soli sei anni, Osimhen ha attraversato un’infanzia di estrema povertà dopo che il padre aveva perso il lavoro nelle forze dell’ordine. Così ha cominciato a vendere acqua per gli automobilisti ai semafori per guadagnare qualcosa. Sempre ritagliandosi un momento libero per giocare a calcio con qualche amico, quei pochi che non lo deridevano per la sua condizione. Lo sport, come spesso accade, diventa un’occasione di riscatto: viene invitato a sostenere un provino per un’accademia calcistica nigeriana e gli basta poco per farsi notare dalle persone giuste. La prepotenza con cui impatta nella Nazionale fa il resto: diciassettenne, in due mesi passa dall’U17 all’U23 e questo lo mette nei radar dei club europei.

Il Wolfsburg era l’occasione della vita, quella tanto attesa per lasciarsi alle spalle anni di difficoltà. In due anni però non segna mai, si infortuna alla spalla e contrae la malaria di ritorno da un viaggio in Africa. E naturalmente perde l’opportunità di andare ai Mondiali per rappresentare la Nigeria. Il limite, per Osimhen, probabilmente è stato raggiunto alla fine della stagione 2017/18. I tedeschi lo scaricano in prestito allo Charleroi e comincia la sua ascesa: segna all’esordio, segna il gol più veloce del calcio belga (dopo 8’’), ne segnerà 20 alla fine dell’anno. Il club lo riscatta a 3 milioni e lo rivende al Lille al quadruplo.

È il tipo di giocatore che piace a Christophe Galtier l’allenatore dei francesi: velocità devastante, sapiente occupazione degli spazi, ottime capacità realizzative. Sulla stessa scia di Pépé e Leao, per intenderci, venduti per oltre 100 milioni di euro. Tuttavia, poiché sul piano tecnico è ancora grezzo nel passaggio e nel controllo, Galtier non perde tempo a sperimentarlo sugli esterni ma decide subito di renderlo il terminale del suo Lille. Gli piazza due ali e un trequartista alle spalle per dargli la massima libertà di attaccare in continuazione la profondità, allargando così le distanze tra le linee avversarie. Lo vuole al centro dell’area perché nonostante possa sembrare un po’ goffo nelle movenze, è in grado di bruciare l’avversario e recuperare la coordinazione in pochi istanti per calciare verso la porta. Le lacune stilistiche sono sopperite dalla freddezza: passa dal diagonale di precisione al tiro sotto la traversa di potenza, dal pallonetto al tocco sotto. 18 reti e 6 assist in questa stagione, in 38 partite, ne certificano la concretezza.

Normale, dunque, che il Napoli l’abbia notato. Cristiano Giuntoli segue con attenzione i giocatori che passano per Lille ormai una garanzia nello scovare talenti. L’anno scorso con i francesi si parlò di Nicolas Pépé divenuto poi il giocatore africano più pagato di sempre e l’acquisto più costoso nella storia dell’Arsenal. Magari con Osimhen le cose potrebbero andare diversamente, ma il Lille non svende, anzi: il sito specializzato Transfermarkt lo valuta 27 milioni, non è da escludere che la richiesta invece sia di circa il doppio. Qualche interrogativo resta, a cominciare dalla necessità di affinarne il tocco, perché l’attaccante per Gennaro Gattuso deve essere associativo e dunque coinvolto nella manovra. Poi anche perché il Napoli non pratica il gioco dal ritmo indiavolato come il Lille e le sue caratteristiche potrebbero essere ridimensionate da un modo di offendere meno vertiginoso. Eppure, per età e qualità, Osimhen è senz’altro un giocatore su cui puntare.

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