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Malagò: «Il sistema calcio tedesco è d’accordo su tutto, in Italia no»

Il presidente Coni alla Gazzetta: «Hanno dato ampie garanzie al governo. Qui sui diritti tv si rischia di finire in tribunale. Non ho guardato la Bundesliga»

Malagò: «Il sistema calcio tedesco è d’accordo su tutto, in Italia no»
Antonello Sammarco/Image Sport

La Gazzetta dello sport ha intervistato Giovanni Malagò presidente del Coni che in questo periodo ha sempre criticato la mancanza di un piano B da parte del calcio, o meglio della Serie A che non ha accordi praticamente su niente: dai diritti tv ai play-off.

«Un piano B avrebbe richiesto di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti: la Figc, la Lega di A, il Coni se ci avessero invitato, i calciatori, gli allenatori, gli arbitri, i medici sportivi, magari un rappresentante dell’Uefa, i broadcaster. Tutti in una stanza per trovare soluzioni e accordi in caso fosse impossibile ripartire o fosse necessario fermarsi di nuovo. Classifiche, tagli di stipendi, date, rate di diritti tv. Perché non è stato fatto? Certo è difficile, magari sarebbe servito stare chiusi come in certi vecchi tavoli di concertazione. Ma non saremmo oggi in una situazione dove ogni categoria difende il proprio punto di vista e non ci sono accordi».

Dei diritti tv, dice:

«Mi limito a dire che se finisci in tribunale si rischiano tempi lunghissimi e che alla fine restino scontenti tutti. Andare in giudizio è un diritto ma rappresenta una sconfitta del sistema. (…) Quello del calcio è un sistema condizionato dai diritti tv. L’unica alternativa è avere anche altri ricavi dagli stadi e dal loro utilizzo moderno».

Il ritorno della Bundesliga e il loro modello sulla quarantena.

«In Germania ci sono leggi diverse, un sistema sanitario diverso. I calciatori non hanno la nostra stessa dinamica giuslavoristica. Stesso discorso per i medici. Le componenti da noi fanno parte tutte del sistema federale, lì no. Un signore cinese o americano in Germania non può comprare il 51 per cento di un club. Non paragoniamo realtà diverse».

E aggiunge:

«Le dico la verità, era il weekend della nascita di mia nipote e non l’ho seguita. Ma mio padre, malato di calcio, che ha 88 anni e non perde una partita mi ha detto: “Giovanni mi vergogno a dirtelo ma dopo 10 minuti del secondo tempo di Borussia-Schalke ho cambiato canale e messo Verissimo”. Al di là di ogni valutazione, i tedeschi se si dovessero fermare di nuovo hanno nel cassetto già l’accordo con i broadcaster e i giocatori. Così facendo hanno messo il governo nelle condizioni di poter prendere una decisione rapida. Da noi non è stato così».

Infine gli ultras:

«Spesso nelle Curve si sono nascoste frange che non avevano nulla a che fare con lo sport e con il calcio, ma conosco personalmente tanta gente che vive di valori, ideali, attaccamento alla maglia. Non mi sorprende il loro no. E ancora meno quando arriva da città come Bergamo o Brescia, così colpite dal dramma del Coronavirus. la Lombardia ha quattro squadre di A, non va dimenticato…»

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