Ti voglio bene Dries, buon compleanno

Mertens, un artista che è entrato nel cuore dei tifosi azzurri grazie alla sua capacità di essere naturale. Senza proclami, senza promesse, senza eccessi.

Ti voglio bene Dries, buon compleanno
Hermann / KontroLab

Sarebbe potuto nascere in qualsiasi epoca, avrebbe sempre trovato un modo per incrociare Napoli. Come provenzale, errante alla corte di Federico II di Svevia; come pittore sotto Salvator Rosa, o come marinaio che si innamora degli occhi di una popolana.

Ci è arrivato da calciatore e ne è divenuto figlio: Sarebbe stato, in ogni caso, pezzo di genialità racchiuso, in un pennello, in un verso, in una nota, ma anche un attore, una maschera teatrale che racchiude ogni sguardo della città.
Mertens non ci ha chiesto mai niente, ha vissuto dal primo giorno Napoli come una scoperta, e si è lasciato scoprire. Semplice e complesso, anarchico folletto offensivo, uomo comune tra i baretti di San Pasquale e Posillipo.

Un artista come tanti, che è entrato nel cuore dei tifosi azzurri grazie alla sua capacità di essere naturale. Senza proclami, senza promesse, senza eccessi. Genuino, cazzimmoso, generoso, e testardo. Mai domo, a suon di goal si è fatto rispettare, ma è solo un caso che si sia presentato con le vesti di un calciatore, è solo un caso. Napoletani si nasce, con tutto il corredo di pregiudizi biechi e strumentali che ci portiamo dietro, ma anche con una identità precisa di chi sa di essere stato prima degli altri, un regno solido, unico ed identitario.

Napoli però ti sceglie, e si lascia conoscere, apprezzare, capire e carpire, e si apre e si fa conquistare in totale fierezza. Dries Mertens festeggia il suo sesto compleanno partenopeo, il suo trentaduesimo totale, ed in questa stagione complessa, confusa, tragicomica, impazzita ed eretica, ha mantenuto la foia e “arraggia” di chi è parte di noi

Ti voglio bene Dries, buon compleanno.

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