Il ritorno di Sarri può funzionare solo se Sarri brucia il sarrismo

Deve buttare a mare quel pantano ideologico emblema dello sconfittismo napoletano. Ora lui è meno ideologico, in campo e fuori. E la dieta Lotito potrebbe averlo trasformato quasi in aziendalista. Potrebbe essere un Sarri adulto

Sarri supercoppa Friedkin Milan

Roma 27/08/2023 - campionato di calcio serie A / Lazio-Genoa / foto Image Sport nella foto: Maurizio Sarri

Alcune premesse sono d’obbligo. La prima è che non siamo impazziti. La seconda è che in alcun modo sostituiremmo Conte con Sarri (siamo appunto ancora capaci di intendere e di volere). La terza è che non dobbiamo mai dimenticare che nel toto-nomi per l’eventuale post-Conte c’è anche Thiago Motta. Dettaglio da non dimenticare mai.

Oggi Il Mattino scriveva di Sarri e Mancini. Due tecnici che ora non possono certo essere definiti di prima fascia. Due tecnici non solo anziani ma di fatto usciti dal grande giro. Dallo scudetto vinto con la Juventus (anno 2020), Sarri ha allenato solo la Lazio (non proprio il Real Madrid) oppure è rimasto a casa. Mancini dopo le sciagurate dimissioni dalla Nazionale sguazza nei soldi sauditi e qatarini con scarsissime soddisfazioni calcistiche.

Il ritorno di Sarri, chiaramente, sarebbe l’evento più eccitante dal punto di vista mediatico. Ed è qui il punto. Sarri, quel Sarri, a Napoli ha prodotto danni inenarrabili. Da quel triennio, una larga fetta di tifosi del Napoli sono ancora convinti che a calcio si giochi in un solo modo, con quella estenuante fila di passaggi. Non stiamo qui a ricordare le allucinanti frasi del fu Comandante. Più che lo scudetto perso in albergo (va da sé che con Conte non sarebbe mai avvenuto), ci piace ricordare quando disse “abbiamo costretto il Real Madrid a buttare la palla in fallo laterale” come se l’evento in sé fosse foriero di un calcio di rigore. Era il Sarri che aborriva all’idea che le sue squadre giocassero come quelle del Cholo Simeone (“piuttosto torno in banca”). Era il Sarri insopportabile, ideologizzato, ferocemente anti-aziendalista, che aveva convinto una piazza intera di friggere il pesce con l’acqua. Quando invece aveva una rosa di prim’ordine anche se di calciatori poco avvezzi a vincere (ma questo è un altro discorso). Tutto questo creò il sarrismo: pantano ideologico emblema dello sconfittismo napoletano. Senza Sarri, il Napoli ha vinto due scudetti ed è cresciuto tantissimo in termini di autorevolezza solidità societaria.

Adesso, però, ne è passata tanta di acqua sotto i ponti. Sarri ha allenato il Chelsea, ha persino tradito (secondo loro) coronando il suo sogno di allenare la Juventus. A Torino pronti via rinnegò il sarrismo. E gli va riconosciuto che vinse l’ultimo scudetto della storia bianconera. Poi, però, il buon Maurizio ha dovuto ingoiare parecchie delusioni. Ha vissuto una parabola discendente alla Lazio di Lotito, non ce ne vogliano i laziali. Quattro anni di Lazio (arrivò persino secondo l’anno dello scudetto spallettiano) lo hanno profondamente cambiato. Oggi Sarri ci sembra un allenatore e una persona diversi. Decisamente meno ideologizzato in campo, come ha dimostrato a Napoli sia sabato scorso sia gli anni precedenti. Il buon Maurizio oggi non si vergogna del blocco basso, così lo chiamano gli studiosi. Poi, per carità, ti indorano la pillola con una serie di menate ma al fondo sta coperto e riparte. L’abc del calcio. La convivenza con Lotito ne ha spento ogni velleità di opposizione al padrone. La dieta lotitiana noi crediamo lo abbia trasformato quasi in un aziendalista. Insomma Sarri un po’ come il Tommasino di “Natale in casa Cupiello”: “Mia cara madre, mi voglio cambiare”.

Solo con un nuovo Sarri potrebbe funzionare il Sarri bis. Un Sarri adulto. Provato dall’esperienza lotitiana. Che quindi non sarebbe più il capo-popolo che guida le masse in rivolta contro l’orso cattivo De Laurentiis. Anche perché nel frattempo l’opposizione al presidente si è liquefatta. Oggi Adl è un totem, è quasi un intoccabile.

Certo i ritorni sono sempre a rischio. Mazzarri docet. Ma qui sta il punto. La minestra riscaldata del Sarri populista sarebbe una iattura peggio dell’invasione delle locuste. Sarebbe un colpo letale al Calcio Napoli, non solo alla sua immagine. Un Sarri maturo, adulto, scevro da tutti quei cascami ideologici (in campo e fuori), sinceramente e convintamente aziendalista, potrebbe anche funzionare. Chiaramente sarebbe non uno ma cinque sei passi indietro rispetto a Conte. Però la realtà va anche accettata per quello che è. A volte bisogna arretrare per poi riprendere il cammino.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare – da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette da tennis.

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