“Firenze è triste, è il Medioevo che vive ancora tra noi”

La citazione del poeta de Musset è doverosa dopo i cori ascoltati allo stadio Franchi. Una tifoseria che risente di anni di mediocrità calcistica

“Firenze è triste, è il Medioevo che vive ancora tra noi”

Anni e anni di campionati anonimi

“Firenze è triste; è il Medioevo che ancora vive tra noi.” Il discreto poeta francese, Alfred de Musset la descriveva cosi nell’ottocento. Firenze, città tanto immensa fuori quanto buia dentro lo stadio, dentro quella curva che non smette mai di ricordarci quanto il calcio italiano sia un fallimento culturale enorme. Una settimana intera di provocazioni, stucchevoli sfottò, e noi che da qui, chiedendo un permesso alla lava e al Vesuvio, ci domandavamo “Ma questi davvero fanno? – Ma cosa vogliono?”.

Poi il lampo di genio, la lampadina che si accende e ci fa mettere assieme i pezzi. Anni ed anni di campionati anonimi, di prospettive deluse, di campioncini formati per fare cassa. Nulla di interessante, se non l’essere ricordati per aver fermato il Napoli in lotta per lo scudetto. La Fiorentina ha avuto un ruolo, in una serie A che non l’annovera da decenni nella élite delle sue partecipanti. E questo ruolo, come quei locali che hanno solo un’attrazione, lo hanno speso per poter creare un minimo di interesse per una gara tra una prima della classe ed una di medio-bassa classifica.

Firenze è triste, quella calcistica, poiché dopo tanta ansia ed aspettative create per questo match, con tanto di foto di Simeone che festeggia la tripletta dello scorso anno, ci aspettavamo almeno una gara dignitosa dei viola da un punto di vista tecnico, ed invece è stata una bagarre. Botte e ripartenza, ed in mezzo le occasioni clamorose divorate dal Napoli che poteva tornarsene a casa con un semplice quattro a zero, se non fosse stato cosi irritante di fronte a Lafont. D’altronde cosa bisogna aspettarsi da una tifoseria che non perde mai occasione per insultare i morti dell’Heysel? Niente di buono, niente di dignitoso per un popolo che ha spiegato all’Italia la grandezza culturale sotto ogni sua forma, ma manifesta solo le viscere avvelenate di una provincia intellettuale.

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