Che ti succede, Mertens? Questo Napoli e questa Napoli sono ancora tuoi

Il belga è in un momento no. Vogliamo ricordargli del suo talento e della sua forza caratteriale. Perché “il duro lavoro batte il talento, quando il talento non lavora duro”.

Che ti succede, Mertens? Questo Napoli e questa Napoli sono ancora tuoi

Il duro lavoro batte il talento…

Non sempre il talento e la personalità di un calciatore viaggiano sullo stesso binario. Perché, se così fosse, il mondo del pallone sarebbe costellato di fuoriclasse. Anzi, il più delle volte chi ha talento tende a essere meno determinato di chi, non avendone, è costretto a sopperire con il carattere e la voglia. Di migliorare, di arrivare, di competere, crescere e combattere.

“Il duro lavoro batte il talento, quando il talento non lavora duro”. Una frase, pare, pronunciata per la prima volta da Tim Notke, un allenatore di basket giovanile poco conosciuto, ma poi resa celebre da Kevin Durant (nella foto che segue), 30enne ala piccola della NBA che milita nei Golden State Warriors. La pronunciò nel corso di una sua conferenza stampa.

A Mertens

Una frase che ci fa pensare a Dries Mertens che sta vivendo uno dei momenti più complicati da quando è a Napoli. Uno che ha sempre lavorato duro, costruendosi il proprio talento e arrivando a livelli che lo hanno portato ad ambire al trono più ambito: la vetta nella classifica marcatori della storia della società partenopea. Il belga, al momento, con i suoi 101 gol è sesto in graduatoria, a “sole” 20 reti dal primatista, Marek Hamsik (121).

Eppure, come scritto in precedenza, il momento del belga non è dei migliori. Lo abbiamo sempre visto lottare, tentare l’impresa titanica di competere fisicamente con chi aveva 15-20 kilogrammi e 15-20 centimetri più di lui. L’abbiamo visto pressare come un forsennato e andare a sradicare il pallone dai piedi di colossi e marcantoni vari, lui che proprio colosso non è. Mertens incarna Davide e sa che col lavoro duro può battere Golia. Con l’astuzia, con la tecnica, con la cazzimma. Quella che non gli è mai mancata, ma che ora sembra averlo momentaneamente abbandonato.

Il momento attuale

Al posto di quella cattiveria, adesso, c’è quell’espressione tesa, tirata, mai sorridente. Quell’atteggiamento insoddisfatto, poco convinto, leggero. Che ti succede, Ciruzzo? Ti vediamo far fatica anche alla fine delle partite vinte (magari pure largamente), quando vai a raccogliere gli applausi dei tuoi tifosi. Ti manca Marek? Pure a noi. Però nun fa’ accussì ca ce faje male.

Non hai ragione di essere teso. Non hai ragione di essere insoddisfatto. Ti conosciamo, ti vediamo. È come se ultimamente non ti sentissi artefice delle vittorie del Napoli. Ce l’hai scritto in faccia. E invece non è così. Non lo è mai stato. Ritrovati, torna quello che sei sempre stato. Il nostro Davide, con la fionda e la cazzimma sempre pronte all’uso.

Ti vogliamo bene proprio per quello. Oltre che per le tue grandi qualità tecniche, la tua rapidità nello stretto e le tue (sublimi) invenzioni in zona-gol. Ma quello è tutto un altro discorso. Che ha che fare con uno dei più forti attaccanti che il Vesuvio abbia mai avuto il piacere di ospitare sotto le sue pendici.

Pure lui è orgoglioso di te. Ce l’ha proprio detto. E noi te lo riportiamo. Qua pure le montagne hanno occhi, orecchie e cuore. Figurati i vulcani.

 

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